La promessa dell’assassino

gennaio 11, 2008 at 9:11 pm (Cinema, recensioni)

Lo script è piuttosto semplice. Una ostetrica (Naomi Watts) soccorre una ragazza incinta ferita che si accascia in un lago di sangue e la fa partorire.
Lei muore, ma la Watts trova fra le sue cose un diario, scritto in russo, e decide di farselo tradurre, per trovare i parenti del neonato.
Ma si rivolge a sua insaputa a un capoclan della mafia russa di Londra, con un figlio debosciato (Vincent Cassell, straordinario) e un autista/becchino che invece la sa molto lunga (Viggo Mortensen).
Da qui comincia il dipanarsi della vicenda, in cui man mano si scoprirà il mondo sordido che ruota attorno ai tre mafiosi.

Anche la sceneggiatura presenta qualche zoppicamento e soprattutto delle forzature; il caso vi gioca un ruolo che appare troppo importante (e ingiustificato dal punto di vista dell’estetica del racconto).

Anche il criticamente (nel senso: da parte di chi fa critica) inflazionato tema cronenberghiano del corpo potrebbe riuscire un po’ stiracchiato, o perfino di troppo semplici individuazione e declinazione, sebbene la carnalità dello spirito, che si genera e si manifesta attraverso i tatuaggi come “scrittura della carne” piuttosto che “nella carne”, abbia indubbiamente fascino e risulti una lettura piuttosto fondata.

Sembrano segni, questi, direi abbastanza evidenti, che a Cronenberg interessa altro.

Ma che cosa?
La risposta può solo essere tentata.
Notando, per cominciare, come questo sia in ogni caso un film che inchioda, con immagini forti e soprattutto mai nessun cedimento nella tensione.
Sicché probabilmente è al linguaggio che bisogna principalmente rivolgersi. E allora ecco l’insistenza sui primi piani, con angolature singolari, leggerissimamente inclinate rispetto alla frontalità.
Ed ecco la ricerca di una distanza glaciale mediante l’iper-realismo e la perfezione semi-immobile o coreografica dei gesti e dei movimenti.
E una direi perfetta scelta dei tempi.

Forse, come dice giustamente Manu (nei commenti al suo post – che si deve cercare scorrendo la pagina perché non ci sono permalink), Cronenberg non è un virtuoso, ma di sicuro sa molto bene il fatto suo, e insomma sembra proprio essere arrivato a una completa padronanza tecnica.

Senza tuttavia rinunciare al suo cinema e alla sua concezione dello stesso, che si esplica nelle scene pseudogore degli sgozzamenti e forse perfino nella vista secondarietà attribuita a soggetto e sceneggiatura.

Ma non c’è maniera. Più che altro, autorialità.
Per usare una espressione a effetto, La promessa dell’assassino potrebbe essere un capolavoro proprio per il suo non esserlo.

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