Dead Man’s Shoes

aprile 18, 2008 at 6:21 pm (Cinema, recensioni, recuperi)

Inspiegabile.
Forse perché la distribuzione inglese non ha potuto vantare, provando a piazzarlo qua da noi, un “Tarantino ha arrotolato la sceneggiatura per scacciarci le mosche”.
Fatto sta che, grazie a loro e alla loro rassegna, ho visto un film ottimo. Del 2004, mai distribuito in Italia.

È la storia di una vendetta, consumata in maniera sistematica e quasi geometrica da un fratello un po’ schizoide un po’ espiatore dei propri sensi di colpa nei confronti di un ragazzo semplice e dal QI probabilmente tra quel 70 e 80 considerato borderline e che fa sentire qualcuno sistematicamente giustificato a parlare di ritardo.
Le vittime sono un gruppo di balordi spaccini e criminali, squallidi delinquentelli di provincia.

L’ambientazione è costituita dal provinciale e rurale Derbyshire, dove l’inglese è una sorta di storpiatura continua, un linguaggio abbaiato nel suo consonantismo; e dove i cattivi pezzenti di cui sopra, tra bullismo periferico e manifestazioni di sottostante debolezza umana, lavorano per e si rifugiano da padrini/contadini più Provenzano che Robert de Niro.

Lo stile riesce ad amalgamare sorprendentemente bene il grottesco con il realistico, il disperato, il violento, il poetico.
Questo grazie ad accorte scelte linguistiche e attoriali.
Attori quasi lombrosiani; e il protagonista perfettamente in parte, allucinato a dovere.
Esterni quasi sempre deserti, tanto che viene da chiedersi chi cavolo abiti in quella provincia oltre a quei buzzurri (solo in un interno di locale pubblico, all’inizio, si vede un po’ di gente disparata).
Interni di privati soffocanti, con strette inquadrature ravvicinate (o ravvicinatissime) alle persone.
Un montaggio che a volte procede per piccoli strappi successivi, con tagli di inquadratura soggettivi e inusuali.
E il bianco e nero dalla grana sporca e 16millimetrica dei flash-back.

Un filmone, insomma, che colpisce forte e non si dimentica.

[Nota: Il protagonista con la maschera da gas mi ricorda *molto* da vicino il Sandman del fumetto Sandman Mystery Theatre; e certe atmosfere hard-boiled e inquietanti non fanno che confermare il sospetto: che il regista Shane Meadows ne abbia tratto ispirazione iconografica?]

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