Monte Hellman, Cockfighter (1974)

dicembre 24, 2009 at 11:11 pm (Cinema, recensioni, retrospettive) (, , , )

Il film si svolge nel mondo delle battaglie dei galli, tra allevatori, allenatori, arene, scommettitori. In molti passaggi è del tutto assimilabile a un documentario.
Il personaggio di Oates, sbruffone e beone, fa il voto di non profferire più una parola fino a quando non avrà vinto il torneo maggiormente ambito, per riconquistare il rispetto di sé e, riscattato, l’amore della sua ragazza di un tempo.

Gli allevatori trattano con grande premura i propri galli, li curano e quasi li amano. Ma poi li fanno combattere in gare in cui possono trovare la morte (e il film ha incontrato parecchi problemi con la censura, a causa delle proteste dei movimenti animalisti; a volte in effetti risulta moralmente disturbante, specie il secondo combattimento con tanto di ralenti, benché cinematograficamente notevole con il suo tappeto musicale). Non sembra che questi allevatori agiscano per denaro, che difatti è poco e appare ininfluente: ogni volta in cui si mostrano questioni di soldi, il tutto potrebbe essere ricondotto a una burla: quando Oates e il socio prendono con la forza il portafogli al ragazzo che non voleva pagare la scommessa persa, questo li guarda sorridendo mentre loro sfilano le banconote; dopo la rapina nella stanza d’albergo, i rapinati se la ridono grassamente; il ragazzo che deve pagare la multa, prima protesta ma poi lo fa allegramente, di nuovo con un sorriso.
Pare, piuttosto, che i galli vengano usati come strumenti per fini di realizzazione personale, sbarazzandosene senza problemi alla bisogna. Ed è questo che Oates, indubitabilmente ossessionato, vuole mostrare alla donna che ama, e che invece è schifata da tale genere di mondo, non vedendovi un futuro di realizzazione per la loro coppia.

Questo meccanismo forse ha affascinato Hellman, per il grado di dipendenza che innesca nell’essere umano, con il suo potenziale di paradossalità. Ma in effetti, esso non appare così esistenzialmente assurdo, e in (/da) questo film l’interesse principale del regista sembra subire uno slittamento.
Allo stesso modo, il percorso per il torneo finale, l’occasione di riscatto, è sì costellato di deviazioni e divagazioni episodiche, con raccordi di montaggio peraltro approssimativi, come la gara di Strada a doppia corsia, ma qua, al contrario che nell’altro film, alla fine si arriva.

Un soggetto e una sceneggiatura troppo forti sembrano dunque impedire a Hellman l’espressione compiuta delle proprie marche autoriali, nonostante i tentativi nel montaggio. Il finale posticcio ne sarebbe la dimostrazione più eloquente.
La metafora sulla vita e i combattimenti dei galli, e la forza della sua portata, non sembrano appartenere del tutto a Hellman, così come il mutismo che si autoimpone Oates (bravissimo e fastidioso allo stesso tempo) non rispetta quel senso di indefinitezza e di inessenzialità cui il regista ci aveva abituato.

[Qualche particolare in più, qualche dettaglio diverso: qua]

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1 commento

  1. gap said,

    Un carissimo augurio di ogni bene per il futuro.

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