Edit

settembre 26, 2007 at 7:25 am (merdate, Sociale, Squallidume)

La Edit è una meravigliosa azienda di servizi editoriali.

La Edit fa i libri. Collabora alla loro progettazione, segue il loro nascere e svilupparsi, tratta con gli autori e gli editori, e poi legge, impagina, corregge, uniforma…
Questi libri sono di tutti i tipi, compresi testi scolastici e universitari.
Incluse traduzioni.

Non so se sapete come funziona oggi il mondo dell’editoria. Quello del lavoro, di certo, non gira benissimo.

C’è questo grosso testo in inglese, impegnativo e importante.
C’è questo dialogo fra il responsabile che se ne dovrebbe occupare e la persona addetta all’organizzazione interna del personale. Praticamente un monologo.

Abbiamo innanzitutto bisogno di un traduttore, dice, ho fatto delle telefonate e mi sono stati richiesti 50 o 35 euro a pagina. (un prezzo del tutto ragionevole, per dei professionisti che fanno buone traduzioni)
Accompagna queste cifre con uno sguardo che non abbisogna di aggiunte.

Poi ho continuato, prosegue, e siamo arrivati a 15 o 12 euro a pagina. (tipico prezzo di chi fa un lavoro in fretta, senza andare troppo per il sottile, ma tutto sommato ancora decente, soprattutto nel caso si peschino persone serie che in qualche modo devono pur vivere)

Il fatto però è che io questi soldi non li ho nel budget.
Dobbiamo trovare qualcuno che lavori a meno, tipo 8 euro. (agenzie apposite che distribuiscono il lavoro di uno stesso libro a varie persone, a pezzi – con conseguenti difformità di stili. Oppure, professionista che usa il traduttore automatico di Word, e poi aggiusta qua e là, forse)

E dopo dobbiamo affiancargli un redattore bravo, attento e scrupoloso, per mettere per bene a posto il testo. (in sostanza lo schiavizzeremo, anche perché non gli possiamo dare più di 5-6 euro a pagina, scritta però più fitta di quella tradotta dal traduttore: che non sono pochissimi, ma lo diventano rispetto al lavoro improbo)

Chi saranno i fortunati? Chi arriverà ad accontentarsi, contribuendo a deprezzare il resto della categoria?

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Anime giapponesi

settembre 18, 2007 at 5:09 pm (Cinema)

Dal 16 al 30 di settembre il cinema Lumière di Bologna presenterà la rassegna “Visioni di anime: l’animazione giapponese contemporanea”.
Per qualche dettaglio in più, andate nella mia pagina di cinema.

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Pubblicità squallide

settembre 17, 2007 at 5:58 pm (Squallidume)

Ci sono alcune pubblicità che sono veramente tristi e squallide, che toccano veramente il fondo di questo schifo.

Ho appena visto quella dell’Alfa Romeo non mi ricordo che tipo, dove c’è sto fighetto che si presenta a casa della relativa fighetta/figona.
Inquadrature primo piano su di lei incorniciata dalla porta di casa alternate a primi piani di lui che parla, ogni tanto il campo si allarga e li mostra insieme a figura intera, voce over che dice/racconta: pensavate che non vi sarebbe mai stato possibile uscire con la più bella della classe, la più gnocca dell’oratorio, miss maglietta bagnata del liceo, una strafiga che la metà basta … perché non avevate ancora l’Alfa Romeo Turbominchia!
e la macchina da presa si sposta all’indietro e allunga/allarga il campo alle spalle di lui per mostrare l’automobile, con lui che a lato fa tintinnare le chiavi.

Ora, anche se magari questa è una versione breve di uno spot più lungo, nel cui seguito magari lei dà uno schiaffo a lui (vi prego, ditemi che è così… è che vedo pochissima tv), il fatto di comunque mandarla in onda così è, oltre che squallido, di una tale ridicolaggine che dovrebbero arrestare l’ideatore per sfruttamento idiota di stereotipo.

Mha, forse invece il tutto è molto più sottile, e l’ironia non manifesta nasce proprio dall’extratesto (come si direbbe in narratologia…).
Oppure è segno evidente che trattasi della citata versione corta di spot più lungo.
Però che schifo.

Vorrei lanciare un bando/invito: scrivetemi le pubblicità più stupide o schife che avete visto, quelle che vi hanno colpito particolarmente per squallore (evitando magari i grandi classici come Mulino Bianco ecc.).
Così magari se raggiungiamo un certo numero di voti per un qualche spot, potrei inviare e-mail di sbeffeggi (o di protesta) all’ideatore…

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Animal

settembre 14, 2007 at 12:28 pm (personaggi)

Si pronuncia all’inglese, “enimol”.
Animal è il migliore coinquilino che si possa desiderare. Attento, rispettoso e altruista, ha certo qualche difetto, ma questi sono niente in confronto agli innumerevoli pregi.
Seguirà una descrizione, a puntate, di questo fantastico personaggio.

Animal si sveglia pacioso, i suoi due allarmi hanno un suono flebile e armonioso, che solo grazie al suo sonno leggero lui riesce a percepire.
Va in bagno nel massimo silenzio, girando la chiave nella toppa con grazia quasi femminea, e senza aggrapparsi a una maniglia oramai in decadimento. Le sue abluzioni avvengono in tranquillità; si soffia delicatamente il naso, senza rumore, e non si odono i raschiamenti di gola con conseguente spiattellata sul lavandino.
Neanche una goccia rimane in terra dopo le sue docce, e soprattutto nemmeno un paciughino piccolo piccolo, così come nessun pelo o capello resta dimenticato nella vasca o impigliato nel tappo a rete metallica, che anzi lui netta ogni volta accuratamente.
Nessuna traccia del suo passaggio sul water, come dei compatti malloppazzi bianchi ripieni di marrone, anche a tocchi.

Altrettanto lievemente rientra poi in camera, senza quasi sfiorare un’altra maniglia ballerina.
Quando esce di casa, chiude piano piano la porta dietro di sé, facendo attenzione a non accrescere le crepe sul muro all’altezza della serratura.

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Fighetta

settembre 13, 2007 at 10:00 am (personaggi, sventure, tipi umani)

C’è questa tipa che è fondamentalmente una fighetta ma non sa di essere tale. Non lo pare molto, ma da queste parti ciò è piuttosto comune; c’è proprio una categoria di persone, così.
È anche molto ragazzina.
Ma non è tutto qua.
Riporto una conversazione cui ho assistito, dove F è la fighetta e S uno sventurato ancora insipiente, in perenne e quasi morbosa ricerca.

F: Che bello oggi è mercoledì, c’è l’aperitivo con i miei amici. Ti andrebbe di venire?
S: Perché no. Volentieri.
F: Eh ma dobbiamo stare attenti, non è che possa venire chiunque, abbiamo avuto problemi.
S: Già cambiato idea? Problemi di che tipo?
F: Eh, che altra gente che era venuta poi si è rivelata stronza, o strana, e ha fatto dei pezzi.
S: Che pezzi?
F: Mha, dei pezzi, dei pezzi strani, tipo che poi non si è vista più, cose così.
S: E allora?
F: Ecco, non possiamo invitare chiunque, anche la gente che sta là, i miei amici, non è che sono tanto contenti.
S: Insomma, posso venire o no?
F: Ma sììì, solo che dobbiamo stare attenti, a chi viene.
S: Ci conosciamo già da un po’, anche se non da tanto, ma pensi che io possa fare dei pezzi?
F: No, non è questo, è che non può venire chiunque, ché poi ai miei amici non sta bene.
S: Ma chi sono i tuoi amici? Ti ci trovi bene? Sei d’accordo con loro?
F: A me in realtà non è che importi molto, per quanto in effetti certi pezzi non mi hanno fatto piacere, ma in fondo non mi frega. Sì, mi ci trovo, con chi più con chi meno, però a volte non è che abbiamo molto da condividere. Sono tutti laureati in legge, o in ingegneria, qualcuno in economia.
S: Ah, forse perché tu sei laureata in arte.
F: Cioè?
S: Be’, a volte certi mondi e certi modi di pensare, determinate strutture mentali, modi di approcciare alla vita, non si combinano, non vanno neanche tanto d’accordo. Questo ovviamente è un discorso generico, prendilo con i dovuti guanti, non voglio assolutamente asserire niente, ognuno fa caso a sé; ma ecco, queste sono le cose che normalmente si dicono e si sentono anche in università, le saprai anche tu. Del resto, un paio dei miei migliori amici sono laureati in economia, uno in ingegneria.
F: No guarda, questo discorso da te non me lo aspettavo proprio, mi deludi profondamente, non pensavo che fossi così.
S: Così come? Cosa ho detto? Sono considerazioni normali, lo sanno anche i sassi. E poi, t’ho detto, sono generiche, e non valgono in assoluto, per carità.
F: No davvero, guarda, non pensavo proprio; ah, meglio che ora lo so, farò tesoro; sei proprio una delusione.
S: Ma insomma, che ho detto? Ti ripeto che è stato un discorso g-e-n-e-r-i-c-o! OK, va bene, ho sbagliato a farlo, a essere generici ci si perde sempre, ma perché lo prendi così.
F: Pensavo che fossi più aperto, meno superficiale, guarda mi hai deluso.
S: Senti, adesso basta, mi hai rotto i coglioni, vaffanculo.

Dopo questo episodio, fighetta non ha più voluto parlare con lo sventurato per una settimana buona, mortalmente offesa.
Mi chiedo tuttavia se sia più offensivo il vaffanculo, seppure detto con rabbia, o il mi hai deluso, non mi aspettavo che fossi così, sei superficiale, sebbene detti con calma alterigia e frutto di fraintendimento.
A me comunque faceva pena se non disgusto chi l’altra sera, a “Italia in diretta”, rimarcava borghesemente sdegnato “le parolacce” di Beppe Grillo…

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Perché un blog?

settembre 11, 2007 at 4:17 pm (dottor carlo)

Il discorso che segue vale solo per una parte di questo blog.

Negli ultimi anni, molti autori di fumetti specialmente nordamericani e canadesi hanno scelto la forma del comic, o meglio il linguaggio del comic, per raccontare di sé, della propria intimità anche profonda, del proprio personale. A insaputa di tutti, magari anche delle rispettive compagne o fidanzate, che infatti sono venute a scoprire vari retroscena proprio dalla lettura delle opere (!!!). Con tutte le conseguenze.

Allo stesso modo, ci sono molte cose che convenzioni, necessità varie e di vario tipo (che scoprirete piano piano andando avanti e seguendo), istanze personali e private, impediscono di esternare, inibiscono nel comunicare. A vari gradi.

Tralascio volutamente discorsi e riflessioni sulla differenza fra narrato orale e scritto, sull’attualità della forma o linguaggio blog, sulla presunta solitudine di chi esterna un simildiario, su certo egocentrismo o il bisogno più o meno latamente terapeutico, su tutto quanto possa ricordare psicologismi.

Non è questo il luogo.

Spero che chi mi leggerà troverà di suo gradimento, magari commenterà, nel caso criticherà.

Sempre con la massima sincerità.

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Benvenuti

settembre 11, 2007 at 4:09 pm (dottor carlo)

Un benvenuto a chi passerà di qua.

Questo blog dovrebbe rispecchiare l’eclettismo di chi lo amministra.

Accanto a recensioni di film e possibilmente di spettacoli teatrali e di concerti (tralascio libri e fumetti, ma poi chissà), si troveranno molto spesso degli spaccati di analisi sociale, descrizioni di persone, personaggi e tipi, invettive varie.

In quale forma? Ammetto candidamente di non saperlo ancora, avendone pensate e valutate diverse.
Vedremo, magari come mi verrà di volta in volta; più o meno soggettiva, virata sul racconto, filtrata dall’aneddoto.

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