Sportività

ottobre 28, 2007 at 1:53 pm (merdate, riflessioni)

Prendo spunto da un interessante post di Naima per esternare un pensiero che da tanto tempo vorrei condividere pubblicamente.

Io non seguo molto il calcio; dopo la Juve di Platini un sacco di motivi hanno fatto scemare il mio interesse.
Tuttavia mi piace; se ci sono belle partite, o importanti, mi piace guardarle, e soprattutto mi piacciono molto i servizi di sintesi (cerco anche quelli di campionati esteri, e mi rammarico che sulle tv “normali”, ossia non satellitari o simili, non ci siano programmi dedicati al calcio nazionale europeo e nemmeno tanto a quello di club).

Ciò che sopporto meno sono le chiacchiere infinite, a cui preferisco o preferirei di gran lunga delle approfondite e dettagliate analisi tecniche.

Ma c’è una cosa che proprio non mando giù: i programmi domenicali di Mediaset. O meglio, la loro maniera di impostare e trattare le discussioni.

Quasi tutte le sintesi e le opinioni sono sempre sopra le righe. Si cerca sistematicamente il motivo di polemica, la supposta ingiustizia che crea attrito. Si costruiscono casi su dettagli insignificanti.
In breve, si alimentano fuochi invece di cercare di domarli, si sprona alla contrapposizione astiosa.

Tutto questo, oltre che sfociare spesso in cattivo giornalismo, secondo me produce un pessimo effetto sullo spettatore.
Dopo e insieme a tanti (giustissimi) discorsi su violenze, teppismi e manifestazioni varie di intolleranza, un tale approccio non può che fomentare gli spiriti al rancore, a una poco sportiva rivalità.
Aggiungiamoci tanta (a questo punto ipocrita) retorica di senso opposto, e avremo un bel quadro/specchio di determinati meccanismi, perversi e sballati, che contraddistinguono l’intera nostra società.

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Appuntamenti vari

ottobre 27, 2007 at 2:18 pm (segnalazioni)

Secondo post su dove vado, con un nugolo di segnalazioni su cinema, teatro e musica.
Dalla rassegna NOBODADDY al Future Film Kids, passando per la replica di uno spettacolo teatrale che l’anno scorso ha spaccato.

Affrettatevi a leggere perché i primi sono… stasera!

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Odi e ciofeche

ottobre 23, 2007 at 10:54 pm (Cinema, personaggi, recensioni)

Ultima delle recensioni suppostamente rifiutate per una questione di principio.

Accanto a questa c’è anche una storiella che contribuisce a delineare meglio il quadro del personaggio/tipo.

Dal momento che il film recensito, H2Odio, fa veramente schifo, per cui ci si potrebbe chiedere: perché?
Perché quando cominiciai la collaborazione mi fu mandata questa lista di “film in cerca di recensione” in cui compariva anche H2Odio, sicché per spirito masochistico (e anche per il fatto che mi ero visto i precedenti due di Infascelli, non chiedetene il motivo) lo scelsi.

Poi quando ne parlai vis-à-vis con la direttrice, lei si lasciò sfuggire che in realtà non aveva ben compreso il motivo per cui avevo deciso di occuparmi di quella ciofeca.
“Ma come, era nella lista”. “Sì, ma la lista non comprendeva film su cui bisognava scrivere per forza; si poteva scegliere”. “Io infatti ho scelto, ce ne erano anche degli altri, non avevi detto che non era obbligatorio scrivere su tutti”.

Insomma, quando si è tanto occupati, è facile dimenticare cosa si dice e cosa non si dice.
Tra amici, passa. Ma su questioni lavorative, o similtali, un po’ meno.
(Il Vecchio Direttore arrivava addirittura a inalberarsi, per questioni del genere: che era convinto di avere detto, “ma come, ve l’ho ben detto”, e invece.)

Per onestà devo specificare che ho un poco aggiustato alcune parti (cosa che del resto avrei fatto anche in caso di pubblicazione in rivista).
E devo ringraziare/mi devo scusare con FedeMC da cui ho tratto un paio di idee e di spunti.

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Aria salata

ottobre 21, 2007 at 11:04 am (Cinema, recensioni)

Terzo post per introdurre una delle recensioni scritte per un autoripienissimo direttore.
È quella di cui forse sono meno soddisfatto; ciononostante non credo sia riuscita malissimo.
Riguarda L’aria salata, di Alessandro Angelini. (Qui più che altrove si trovano spoiler.)

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Vaffanculo

ottobre 21, 2007 at 10:33 am (riflessioni)

Al di là della giustezza o meno delle posizioni di Grillo e dei suoi discorsi, ciò che ha suscitato il mio interesse è stata un’altra questione, più o meno strettamente collegata.
Mi riferisco all’uso dell’espressione oramai distintiva di cui nel titolo.

È stato osservato da più parti, nei vari diversi dibattiti, che sfanculare qualcuno equivale a tagliare qualsiasi possibilità di dialogo, chiudersi in sé e nelle proprie posizioni.
Non trovo che sia vero. O meglio, che dipenda.

Può essere che chi arriva a una esclamazione del genere sia veramente giunto al limite, un po’ per carattere proprio un po’ per una oggettiva situazione esterna. Così come, può darsi che se tale persona non è in effetti una minus habens, passato quel momento ritorni a un equilibrio per il quale può verificarsi qualsiasi confronto si voglia.

Sicché, sta nella supposta e millantata intelligenza dell’interlocutore cominciare a chiedersi il motivo di tanta insofferenza, la ragione per cui ualcuno, che appunto non sia pazzo né dica programmaticamente scemenze, arriva a una tale manifestazione di intolleranza.
Al limite, questo interlocutore dovrebbe avere la maturità di mettersi in discussione e riconoscere le proprie mancanze, capire che cosa c’è che non funziona.

(Evento che in effetti già rasenta il miracoloso…)

Dopodiché, si può anche fare presente allo sfanculatore: ok, ciccio, io ho riconosciuto le mie pecche, ora tocca a te darti una calmata.

Perché essere trattati in un certo modo di sicuro non fa piacere.
Ma non dovrebbe diventare una scusa, l’ennesima, per mettere una volta di più la forma davanti alla sostanza.

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Le tregue di Levi

ottobre 18, 2007 at 8:08 am (Cinema, recensioni)

Continuo con la serie delle mie recensioni, sempre nella pagina di cinema.
Oggi è la volta di Il viaggio di Levi, di Davide Ferrario.

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Ospite

ottobre 16, 2007 at 9:55 am (Cinema, dove vado, segnalazioni)

Altra settimana piena; ne approfitto per il primo post nella pagina dove vado.

Una cosa però la segnalo qua. Stasera, dalle 22:30 alle 00:30, sarò alla trasmissione Secondavisione di Radio Città del Capo, in qualità di ospite, a provare a blaterare di cinema.
Con me saranno ospiti altri amici, insieme ai conduttori Francesco Locane, Tommaso Simili e “L – la papessa”, tutti e tre molto bravi, simpatici e sapienti.

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Accademia

ottobre 14, 2007 at 12:36 pm (personaggi, Squallidume, sventure)

Anni fa lasciai la redazione di una rivista universitaria, per dissensi con il direttore.
Suo grande difetto era quello di volere fare tantissime cose tutte assieme, con il risultato di lasciare molti progetti incompiuti, o soltanto in embrione.
Poco male, se avesse dato la possibilità ad altri di continuarli, di portarli avanti. Ma o la sua autorità riusciva indiscutibile (come del resto sarebbe anche giusto all’inizio, quando i collaboratori devono ancora farsi conoscere), oppure non aveva tempo per vagliarli, queste collaborazioni e questi collaboratori.
Ciò risultava frustrante, specie per chi per vivere doveva comunque dedicarsi ad altro.

Non è un male in sé, il voler fare tante cose; ma il discorso cambia, se vengono coinvolte altre persone.

Recentemente mi è stato proposto di scrivere per una rivista accademica italospagnola di cinema, con discreti seguito e prestigio.
Non avendo tempo per saggi, mi sono state commissionate, per mia stessa scelta, quattro recensioni; riguardavano film italiani usciti nella stagione 2006-2007.

Cosicché, ho cominciato a trascorrere i sabati nella biblioteca della cineteca, per condurre ricerche; ho acquistato e letto qualche libro; ho comprato affittato e visto molti film.

La prima recensione mi è stata rispedita con le correzioni di redazione, come usa.
Le aveva fatte la stessa direttrice, ma non aveva pensato minimamente a evidenziarle (né a spiegarle), sicché ho dovuto svolgere per conto mio il compito del confronto.
Alcune di queste aggiustate erano pertinenti, altre molto meno. In generale, vi era una tendenza alla semplificazione del linguaggio e dei concetti.
Tuttavia, io non credo di usare una forma contorta e involuta, e allo stesso tempo penso che l’utilizzo di certi termini e di certe costruzioni sintattiche arrichisca il discorso di significati, lo sfumi.
In fondo, questo ha fatto parte della mia tesi di laurea, e ha a che fare anche con il mio lavoro.
Tuttavia, per cogliere appieno queste significazioni, la lettura non dovrebbe essere superficiale, bensì piuttosto attenta.
(Chiedo scusa se pecco di presunzione o di immodestia.)

Ho fatto presenti tali questioni, e la direttrice mi ha dimostrato tutta la sua disponibilità dicendomi di reintervenire laddove pensavo che le sue correzioni avessero intaccato il senso. E aggiungendo, cortesemente accomodante e simpaticamente esagerata, che avremmo continuato a oltranza fino a che non si fosse giunti a un accordo.
Ho agito secondo quelle che mi sembravano le sue indicazioni, prendendomi anche la briga di spiegare ciò che secondo me era stato frainteso e come. Con il risultato che mi ha scritto un’e-mail, piuttosto seccata, dove mi tacciava di “prosopopea”, e dove asseriva che non è che potevamo perderci troppo tempo, dietro a sta storia.

Avevano forse, lei e il caporedattore, poco tempo e la rivista doveva essere chiusa?
Avevano avuto, lei e il caporedattore, poco tempo per una lettura più attenta? (Molti fraintendimenti me lo fanno supporre.)
Non era disposta, lei, ad accettare opinioni diverse, o un differente modo di manifestarle? (Domanda, questa ultima, volutamente tendenziosa.)

Di sicuro, oltre a una non richiesta e un po’ supponente “lezione”, ciò che è trapelato è che avrebbe voluto non solo che scrivessi alla sua maniera, ma a volte anche i suoi concetti (e del resto spesso queste due cose si sovrappongono). Credo che ciò ecceda abbastanza una legittima scelta di politica editoriale (nel senso del “taglio” da dare alla rivista stessa), tutt’al più che non mi sembra di avere scritto chissà quali inaccettabili castronerie.

Ovviamente mi sono rifiutato.
Discorso chiuso.
Il mio sentimento può essere assimilato a quello del celebre comico genovese nella piazza di Bologna.

Ora mi sono rimaste queste quattro recensioni. Magari proverò a mandarle a qualche rivista, per cercare di farmi conoscere. Ma nel frattempo le posterò qua, adattandole allo strumento web, nella sezione “cinema”. Cosicché, chi ne avrà voglia, potrà farsi da solo una idea.
Seguirò l’ordine temporale di scrittura, e comicierò con N (Io e Napoleone), di Paolo Virzì. (Devo avvertire che potrebbe esserci qualche spoiler.)

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In attesa di

ottobre 10, 2007 at 8:55 pm (segnalazioni, Teatro)

Lo so, un blog dovrebbe essere aggiornato quasi ogni giorno. Anche uno come il mio, che vorrebbe trattare questioni generali partendo dal più o meno personale.
Ma accidenti, il tempo resta a gocce; ho parecchio materiale che aspetta solo di essere elaborato, e spero e conto di farlo il prima possibile.

Inoltre, un bastardo dialer si è intrufolato nel mio vecchio fidatissimo pc.
E poi, ho bucato con il motorino, a due chilometri dal più vicino meccanico che non sia un ladrone.

E ancora, questioni familiari mi hanno richiamato nella mia città natale.
Per di più, qualche cavalletta sta bussando alla mia finestra.

Insomma, intanto vi elargisco una segnalazione: VIE – Scena Contemporanea Festival, dal 12 al 20 ottobre tra Modena, Carpi e Vignola. Una rassegna assai interessante di spettacoli di teatro e di danza, incentrati sul panorama contemporaneo europeo.
Uno degli eventi, ovviamente, riguarda la Societas Raffaello Sanzio, il cui Romeo Castellucci presenterà Vexilla regis prodeunt inferni, una serie di quadri per un lavoro in preparazione dedicato alla Divina Commedia. Roba grossa.

Spero di postare maggiori dettagli.
Spero.

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