Accademia

ottobre 14, 2007 at 12:36 pm (personaggi, Squallidume, sventure)

Anni fa lasciai la redazione di una rivista universitaria, per dissensi con il direttore.
Suo grande difetto era quello di volere fare tantissime cose tutte assieme, con il risultato di lasciare molti progetti incompiuti, o soltanto in embrione.
Poco male, se avesse dato la possibilità ad altri di continuarli, di portarli avanti. Ma o la sua autorità riusciva indiscutibile (come del resto sarebbe anche giusto all’inizio, quando i collaboratori devono ancora farsi conoscere), oppure non aveva tempo per vagliarli, queste collaborazioni e questi collaboratori.
Ciò risultava frustrante, specie per chi per vivere doveva comunque dedicarsi ad altro.

Non è un male in sé, il voler fare tante cose; ma il discorso cambia, se vengono coinvolte altre persone.

Recentemente mi è stato proposto di scrivere per una rivista accademica italospagnola di cinema, con discreti seguito e prestigio.
Non avendo tempo per saggi, mi sono state commissionate, per mia stessa scelta, quattro recensioni; riguardavano film italiani usciti nella stagione 2006-2007.

Cosicché, ho cominciato a trascorrere i sabati nella biblioteca della cineteca, per condurre ricerche; ho acquistato e letto qualche libro; ho comprato affittato e visto molti film.

La prima recensione mi è stata rispedita con le correzioni di redazione, come usa.
Le aveva fatte la stessa direttrice, ma non aveva pensato minimamente a evidenziarle (né a spiegarle), sicché ho dovuto svolgere per conto mio il compito del confronto.
Alcune di queste aggiustate erano pertinenti, altre molto meno. In generale, vi era una tendenza alla semplificazione del linguaggio e dei concetti.
Tuttavia, io non credo di usare una forma contorta e involuta, e allo stesso tempo penso che l’utilizzo di certi termini e di certe costruzioni sintattiche arrichisca il discorso di significati, lo sfumi.
In fondo, questo ha fatto parte della mia tesi di laurea, e ha a che fare anche con il mio lavoro.
Tuttavia, per cogliere appieno queste significazioni, la lettura non dovrebbe essere superficiale, bensì piuttosto attenta.
(Chiedo scusa se pecco di presunzione o di immodestia.)

Ho fatto presenti tali questioni, e la direttrice mi ha dimostrato tutta la sua disponibilità dicendomi di reintervenire laddove pensavo che le sue correzioni avessero intaccato il senso. E aggiungendo, cortesemente accomodante e simpaticamente esagerata, che avremmo continuato a oltranza fino a che non si fosse giunti a un accordo.
Ho agito secondo quelle che mi sembravano le sue indicazioni, prendendomi anche la briga di spiegare ciò che secondo me era stato frainteso e come. Con il risultato che mi ha scritto un’e-mail, piuttosto seccata, dove mi tacciava di “prosopopea”, e dove asseriva che non è che potevamo perderci troppo tempo, dietro a sta storia.

Avevano forse, lei e il caporedattore, poco tempo e la rivista doveva essere chiusa?
Avevano avuto, lei e il caporedattore, poco tempo per una lettura più attenta? (Molti fraintendimenti me lo fanno supporre.)
Non era disposta, lei, ad accettare opinioni diverse, o un differente modo di manifestarle? (Domanda, questa ultima, volutamente tendenziosa.)

Di sicuro, oltre a una non richiesta e un po’ supponente “lezione”, ciò che è trapelato è che avrebbe voluto non solo che scrivessi alla sua maniera, ma a volte anche i suoi concetti (e del resto spesso queste due cose si sovrappongono). Credo che ciò ecceda abbastanza una legittima scelta di politica editoriale (nel senso del “taglio” da dare alla rivista stessa), tutt’al più che non mi sembra di avere scritto chissà quali inaccettabili castronerie.

Ovviamente mi sono rifiutato.
Discorso chiuso.
Il mio sentimento può essere assimilato a quello del celebre comico genovese nella piazza di Bologna.

Ora mi sono rimaste queste quattro recensioni. Magari proverò a mandarle a qualche rivista, per cercare di farmi conoscere. Ma nel frattempo le posterò qua, adattandole allo strumento web, nella sezione “cinema”. Cosicché, chi ne avrà voglia, potrà farsi da solo una idea.
Seguirò l’ordine temporale di scrittura, e comicierò con N (Io e Napoleone), di Paolo Virzì. (Devo avvertire che potrebbe esserci qualche spoiler.)

3 commenti

  1. Panzallaria said,

    mi spiace per sta storia italospagnola…certa gente, come per esempio il professor di cui sopra parlavi e che anche la sottoscritta ben conosce, non capisce che proprio per l’arrogante modo di monopolizzare una cosa che – evidentemente- ritiene sua, perde in contributi importanti e significativi che potrebbero arrichire invece che impoverire…

    il professor di cui sopra, ad esempio, oggi potrebbe avere un bel blog in cui parlar di letteratura, uno spazio vivo e aperto alle novità del web.
    e invece ha solo polvere e un nome che nessuno conosce e ha perso l’occasione di fare scuola.

    viene il nervoso, lo so, ma hai fatto bene a mantenere l’integrità di quello a cui tieni.
    e poi si sa, te sei un vergine e ai vergini non si può chiedere di essere pressapochisti…

    in generale, non lo si dovrebbe chiedere a nessuno, soprattutto quando la cornice degli eventi si chiama cultura e non rivistaperdonnechevannodalparrucchiere! 😉

    quando inserisci le recensioni, se ti va, potremmo anche mettere un link su sottotomo se sono pertinenti, non trovi?
    baci
    panzatua

  2. tom savini said,

    Evvabbè Carlo…!
    Come ex-redatore di una pseudo rivista di cinema avrei un paio di osservazioni… Uno: è normale che ci sia una sorta di contrattazione, ed è anche positivo, perchè a volte qualche piccolo ritocco migliora assai la faccenda. Considera che alcuni redattori non si prendono neanche la briga di interpellare l’interessato su eventuali modifiche: le fanno e basta. Ammetto di averlo fatto anch’io (una volta perfino ad Andrea, il DIRETTORE) non sai le litigate… Comunque non è bello e neanche corretto, adesso con la saggezza dell’età non lo rifarei. Ma tornando alle correzioni concordate, penso sia una prassi normale: tutto però dipende dal modo come ci si pone. E da come ci si è messi daccordo prima, dalle aspettative che ci sono. Questa direttrice mi sembra di capire sia un tantino arrogante e forse hai fatto bene a essere intransigente. però a volte fare i duri e puri non conviene.
    Però io faccio sempre il tifo per te, stai tranquillo!!!

  3. dottorcarlo said,

    @Panza: grazie per l’indiretto complimento.
    Trovo che il tuo paragone sia molto calzante, e correttamente impostato.
    Ora, io non conosco così a fondo il mondo delle riviste elettroniche (accademiche o paratali) di letteratura o cultura, per avanzare valutazioni sull’eventuale passatismo di quella che ci ha riguardato. Inoltre, non so come sia conosciuto o riconosciuto il nostro vecchio direttore nel campo della cultura web (anche se trovo che gli sguardi che mi rivolgono le persone del settore cui mi capita di parlarne siano piuttosto eloquenti).
    So in ogni caso che la cadenza delle uscite della rivista si è fatta meno frequente; come anche, so che ci sono strumenti più nuovi, che magari si sarebbero potuti affiancare alla versione “classica”.

    @Tom: grazie per la visita!
    Be’, quello del redattore è diventato il mio lavoro (va bene, il secondo, dopo quello di Dottore…). Ho anche pubblicato sotto diversi direttori e caporedattori. E questa è la prima volta che i miei pezzi vengono accettati e bene accolti per essere in seguito cassati per piccolezze e quisquilie (causate per lo più, a mio avviso, da mancanza di attenzione..).
    Della serie: qui comando io, o si fa ESATTAMENTE come voglio, o ciccia.
    C’è molto più dialogo nello sfanculamento diretto…

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