Into the wild

febbraio 8, 2008 at 8:30 pm (Cinema, recensioni)

Finalmente l’altra sera ho visto Into the Wild, e sono uscito un po’ perplesso.
Il film non mi ha convinto del tutto.

Dopo uno scambio di impressioni con l’amico Tommy B., che era con me in sala, sono tornato a casa e mi sono andato a leggere questo post dell’ottimo Kekkoz.
E ho scoperto che aveva dato voce, concettualizzandole, a pressoché tutte le mie sensazioni, nonché agli elementi notevoli di cui secondo me vale la pena di discutere.

Visto dunque che lui ha strutturato il suo pezzo come un dialogo immaginario, mi figurerò a mia volta di inserirmi e di fare il terzo commentante.

Chiarisco da subito che mentre a lui il film non è proprio piaciuto, io non sono così negativo nella mia valutazione, risulto meno *acrimonioso*.

Devo avvisare che quello che segue sarà pieno di SPOILER.

sono convinto che la tua insoddisfazione sia la solita solfa di matrice ideologica […] ammetto che al malgiudizio sul film ha contribuito in parte il fatto che, come altri avevano previsto, Christopher McCandless è ritratto con quest’aura profetica che cozza un sistema di valori per cui non si può santificare un fighetto incosciente che lascia dietro di sé un ingiustificato strascico di dolore, quando se davvero il suo problema era raggiungere una risposta, e se quella lì era la risposta, oh, vogliamo proprio dirla tutta, bastava che mi faceva una telefonata e glielo dicevo io”.

Qui in effetti non sono molto d’accordo. Questa, anzi, per me è la parte più interessante. Ma trattandosi di critica ideologica, probabilmente è quella contraddistinta da una maggiore portata di soggettività, sicché una differenza di opinioni ci può stare.
Insomma, di dolori ne aveva subiti anche lui parecchi, e penso di riuscire a comprendere la sua volontà di evasione e ricerca personale (anche se ti telefonava, la tua risposta non gli sarebbe bastata, il suo carattere comunque voleva che partisse).
E poi, scelte e comportamenti simili sono un po’ nelle corde del cinema di Penn, che mi sembra più di pancia, estremizzante determinate situazioni.
Infine, narrativamente non mi sembra per nulla una forzatura.. ah ma già, stavamo parlando di ideologie, per cui andiamo avanti.

“Into the wild in fondo ci crede, ci prova, a fare l’opera herzoghiana sulla sfida persa in partenza dell’uomo contro la natura, lo vedi, proprio ogni due minuti, ehi, qui c’è dell’Herzog […] e poi ci sono le splendide canzoni di Eddie Vedder e alcune belle immagini di Eric Gautier, ma questo non toglie che da quasi ogni altro punto di vista Into The Wild sia un film palesemente malriuscito, uno spreco di energie imperdonabile”.

Questo è vero, Herzog spunta, alla fine più che una citazione c’è quasi un plagio.. Le canzoni sono bellissime, giusto notare anche questo.
“Palesemente malriuscito” è una di quelle esagerazioni che sopirei, sminuirei; ma in effetti, visti anche tutti i luoghi toccati, anche io verso metà ho cominciato a pensare: quanta cazzo di grandeur malindirizzata..

“girato su un principio di accumulo nella regia e persino nella fotografia e nel montaggio che fa molto cinema sperimentale, con tutti i crismi per piacere alla sua bella fetta di mercato, eppure radicalmente risaputo nella struttura narrativa, e sotto questo aspetto, anche se non è il succo della questione, se vuoi mi soffermo che c’è che non va, hai davvero problemi con la struttura a flashback? ma no, è che mi sorprende che Penn che è una persona ragionevole, visto che ha avuto il coraggio di propinarci due tremende ore e mezza di questa roba non abbia avuto anche il coraggio di estremizzare il racconto linearizzandolo cioè? uff, cioè, anche qui è un problema mio, i flashback ammorbidiscono la forza espressiva dell’avvicinamento alla morte di cosetto, lo rendono convenzionale, ed è un peccato, perché un’ora conclusiva nel pulmino, quella sì sarebbe stata una bella mazzata nelle gambe, così son capaci tutti”.

Questo è proprio vero. Cioè, non è che doveva a tutti i costi essere una mattonata, ma strutturato così sembra troppo una furbacchiata.

“il problema è proprio quello, la spiegazione, dover spiegare tutto, a ogni inquadratura, non credo di aver capito me ne rendo conto, comunque, succede qualcosa sullo schermo e senti la voce [che] ti spiega per filo e per segno il significato di quello che sta succedendo, e sto parlando di uno spiegone big time di tutti i maledetti strati del maledetto discorso non ti piace il voice-over, insomma senti, c’è voice-over e voice-over, non è una questione di gusti, è che ci sono casi, e parlo di casi specifici come Into The Wild, in cui una scelta così sottolineata e invasiva come il voice-over, lungo quasi tutto il film, può essere davvero micidiale, non solo perché adultera il senso e il gusto del racconto, ma anche perché il film è assolutamente esplicito nel suo messaggio […] che queste spiegazioni tutte belle forbite non servono a nulla, anzi, insomma, perché una cosa è prendere per mano lo spettatore, altra è prenderlo per scemo”.

Uhm. A me non ha dato eccessivo fastidio la voce over, forse perché l’ho ricondotta a un dato ben preciso: la letterarietà (cui peraltro a mio avviso Penn si riconduce anche in Lupo solitario).
Cioè, il comportamento del protagonista prende spunto da varie letture, Emerson, Thoreau, Tolstoij, e il film stesso è tratto da un romanzo. Forse, ma posso solamente accampare ipotesi, sussiste una scelta precisa di mostrare meccanismi, un metaqualcosa che potrebbe benissimo essere ribadito dalle due occasioni in cui il tipo guarda in camera: la prima palesissima con tanto di smorfia diretta, la seconda più ammiccante.
Ma ammetto candidamente di titubare sul motivo. Ribadire il messaggio e anzi denotarlo come tale, come tu stesso hai detto, mi sembra comunque l’ipotesi più probabile.

Insomma, alcune immagini e sequenze sono grandi, si respira l’America autentica e più bella del mito della frontiera e della natura (ma, come dicevo più sopra, appunto di mitologia si tratta, forse dunque più letteraria che altro).
Sebbene, ma qui vado sul soggettivo, non sono mai stato realmente preso a livello emotivo, come invece mi era accaduto con il già citato Lupo solitario (ammetto ahimè di non avere visto La promessa).

Ho anzi trovato anche piuttosto fastidiosi certi abusi di retorica, nei dialoghi e nelle immagini (Sean, cazzo, c’è un limite a tutto).
(La sequenza delle rapide in kayak poteva benissimo essere una qualsiasi puntata di sport estremi.)

Resta comunque che non mi sono annoiato, e che salverei più cose di quanto non faccia Kekkoz.
Ma questo forse dipende dall’emozionalità intrinseca dei film di Penn, e si sa che l’emozionalità è soggettiva.
(Infatti ci sono state opinioni parecchio contrastanti.)

Concludo con la citazione di un commento notevole e geniale. Che mi offre anche il destro per:
Into The Wild = Nuovo Cinema Paraculo, Capitolo Youthsploitation Equa e Solidale”
(by Violetta – perché ci hai lasciato! che ti avevo appena blogrollato, tra l’altro! spero che continuerai a vagare per il blogorbe con i tuoi commenti acutissimi e da spataccarsi.)

11 commenti

  1. Violetta said,

    B., vi ho lasciato perché purtroppo non potevo fare altrimenti, considerando alcuni, ehm, prossimi mutamenti nella sfera lavorativa.

    Tieni alto l’onore.

  2. dottorcarlo said,

    Lo spero.
    Ho appena cominciato e non è che abbia molto tempo, come anche si può notare. Ma per ora l’entusiasmo e la volontà ci sono.

    In bocca al lupo a te per i, ehm, mutamenti!

  3. Dyo said,

    Non posso dire la mia, non avendolo visto.
    Ciao. 🙂

  4. missfunny5 said,

    …buongiorno dottor carlo…mi viene da darti del Lei per via del “Dottor”, ma spero di riuscire a darti del tu…. ti ringrazio per il commento che mi hai lasciato a proprosito di questo film… ho un blog appunto per parlare, discutere, scambiare opinioni e chissà…imparare qualcosa e conoscere altri punti di vista…
    ..ho letto il tuo post sullo stesso film di cui ho parlato, e capisco che hai conoscenze più approfondite del cinema rispetto alle mie… ma volevo risponderti lo stesso…
    …tu chiedi “ma proprio a lui dovevano capitare tutte quelle disgrazie, per partire?”… vedi, questo film è basato sulla storia vera del personaggio… Penn avrà anche preso spunto dal libro, e certo, alcune cose le avrà inserite lui… ma è sempre basata su una storia vera… e poi, il destino non sai mai cosa ti porta… per me ci sono stati dei “segni” che lo hanno portato in quel percorso… le cose non sono mai facili, come crediamo, ci capita sempre qualcosa che ci ostacola…. e poi le frasi, ce ne sono di belle…certo…come di brutte… ma sai, per il personaggio (io lo vedo nel reale) saranno state importanti… quante volte noi abbiamo detto frasi semplici e scontate, ma che per noi hanno un valore… non conta il significato di una parola per gli altri, se per te ha un valore… (frase un pò scontata anche la mia)…. capisco che la tua opinione sta metà nel “mi è piaciuto” e metà nel “non mi è piaciuto” ed io non sono di certo qui a farti cambiare idea, volevo soltanto farti conoscere le mie impressioni…. un saluto,missfunny5

  5. sonietta said,

    WordPress mi ha mangiato il commento che avevo quasi finito di scrivere…mmhh quasi quasi scappo in Alaska dalla rabbia 😉 !!! Comunque qui scrivo e quindi salto ,’idea di farne un post!!!
    Comunque quella sera al cinema c’ero anche io, ho pensieri molto meno profondi, non mi sono nè annoiata nè divertita nemmeno io: insomma giudizio nel mezzo.
    Ho trovato poco reale una storia così agli estremi, quasta necessità di scappare da tutto per rendersi conto che non si risolve nulla. Ho trovato poco costruttivo raccontare tanto a lungo questa voglia disperata di stare nel nulla, nel ghiaccio a lottare contro la natura. Ho trovato più profondità e più realtà nella descrizione dei rapporti, casuali, che Christopher costruisce nel suo cammino verso l’Alaska.
    Però ho trovato anche una storia lunga, ma non noiosa; una voglia di far trasparire dallo schermo una natura incontaminata e il suo essere avversa all’uomo; e infine mi rimangono alcuni scampoli di belle sensazioni: la soddisfazione dopo il lavoro nei campi, accorgersi di essere capaci di qualcosa, riuscire a legare con le persone. Peccato che però siano stati solo scampoli.

  6. dottorcarlo said,

    @missfunny: (Ma certo! DEVI darmi del tu! .. ma ho visto che ci sei riuscita..)

    Allora, il punto è, a mio avviso, che non conta tanto il fatto che il film sia basato su una storia vera. Per raccontare storie vere nella loro realtà concreta ci sono le cronache, o i diari (e anche quelli hanno comunque la loro componente di letterarietà).
    La modalità, in questo caso, è fondamentale. Per rendere qualcosa, per veicolare, la fedeltà pedissequa è del tutto secondaria. Bisogna puntare sui sensi, sui significati sottostanti (scusami se uso una terminologia semplicistica).

    Questo vale per la letteratura in generale, e per le trasposizioni libri-film (in questo caso) in particolare.

    La tua lettura è comunque lecitissima, ci mancherebbe. E anzi, se Penn puntava a far sorgere emozioni, nel tuo come in tantissimi altri casi ci è riuscito perfettamente, per cui da questo punto di vista il film di certo vale.

    La mia opinione è che il *vecchio* Sean sia stato un po’ furbetto, ma non posso ovviamente dire se lo abbia fatto apposta o meno.
    E comunque sei assolutamente la benvenuta!: lo scambio di opinioni è la cosa più bella del mondo, e grazie a questo strumento non è stata mai così facile!

    @Sonia: certo che c’eri anche tu! Micca ti volevo obliare! Ma con Tom ho parlato, tu che sei vecchia sei fuggita sotto il piumone!

    Insomma, nella valutazione alla fin fine ci troviamo.
    Soprattutto, concordo con te sull’immagine che viene data della natura.
    E trovo che il pezzo della mietitura del grano sia uno dei migliori di tutto il film, quello dove maggiormente traspare quell’americanità di cui parlavo nel post.

  7. dottorcarlo said,

    @Sonia: comunque, se vuoi scappare in Alaska dalla rabbia, dai un’occhiata al calendario prima, che potresti trovare 30 giorni di buio (http://filmup.leonardo.it/sc_30daysofnight.htm).

    (Io andrò a vederlo, mi sa che rimedio dei biglietti aggratis…)

  8. sonietta said,

    Carlo Carlo… guai mai dire a una signorina che è vecchia (soprattutto se il compleanno si avvicina)!!!
    Per quanto riguarda le emigrazioni…in Alaska manco ci penso, io sono da Sahara! E comunque adesso che inizia la primavera me ne sto contenta a Bologna!
    Saltando ad altro, ho appena sfornato il pane quindi vediamo di organizzare una cena+film prima che me ne vada da questa casa dotata di sala! Basta studiare!

  9. dottorcarlo said,

    Ehm.. io sono l’antidiplomazia fatta persona .. E comunque lo sai che non mi riferivo all’età anagrafica.

    Per quanto riguarda il film+party-selvaggio-da-sfasciare-tutto-in-casa-che-tanto-lasci-e-con-padrona-stronza… quando vuoi.

  10. flo said,

    Come ho già detto altrove, senz’altro migliore della ciofeca che ho visto io, “La guerra di Charlie Wilson” …

  11. Loreanne said,

    Un film che devo ancora digerire
    e che, infine, penso non mi sia piaciuto troppo.

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