Sweeney Todd: Il diabolico barbiere di Fleet Street

aprile 1, 2008 at 6:01 pm (Cinema, recensioni, ritardatario)

Il film è stato ripreso da un musical, con accorciamenti e adattamenti volti a centrare maggiormente l’attenzione sul dramma del protagonista, sul rappresentarlo come una figura solitaria, con il pensiero perennemente rivolto al suo dolore e alla sua vendetta.

Di qui l’eliminazione del “coro”.

Del musical vengono tuttavia mantenute, sebbene anch’esse accorciate, molte delle splendide canzoni. Rafforzate inoltre, nel loro impatto, da una quadruplicazione degli strumenti (e dei musicisti).

Le canzoni stesse vengono magnificamente performate, sebbene sia Depp sia la Carter fossero alla prima esperienza in tale ambito.
Due personaggi superlativi, assai difficilmente dimenticabili. In una interpretazione molto sentita, soprattutto a mio avviso da Depp, nonostante a volte un’apparente artificiosità e cartonazione del Barbiere, come nella scena del sogno a occhi aperti di Mrs. Lovett, l’unica luminosa, molto spiccatamente burtoniana per quanto riguarda gli elementi scenografici e coloristici.

E ottimi anche i comprimari, dal giudice Turpin al ragazzo Anthony Hope.

E si badi proprio ai nomi, in una Londra anche peraltro dickensiana; e cupa, fumosa, oscura.
Caratteristiche che appartengono all’intero film, il più violento e feroce di Burton.

Manca del tutto lo humour, per quanto nero, che compariva invece a più riprese nelle precedenti opere.
Il controbilanciamento tonale che altrove veniva appunto offerto anche dallo humour, e che trovo costituire una delle marche di Burton, potrebbe qua, in apparenza, estrinsecarsi dalle caratteristiche estetiche del genere stesso del musical.
Tuttavia, il fatto che si canti crea più un effetto di paradosso, piuttosto che di dialettico contrasto e di stemperamento.

Allo stesso modo, l’atmosfera estremamente cupa sembra avvolgere in sé anche le tipiche plasticosità scenografiche, svuotandole di buona parte del loro effetto dialettico di artificiosità.

E il sangue è rosso chiaro, sgorga a fiumi dalle gole tagliate con colpi secchi, gesti irrealistici, ma che tuttavia colpiscono le sensibilità nel profondo, si configurano come emozionali.

Forse il vero elemento dialettico, la burtonianità dell’enunciato immediatezza/artificio, qua si trovano più a fondo, vengono veicolati da un elemento metatestuale, ossia l’uso del genere molto cinematografico del musical (e non dal musical in sé, come si diceva sopra).
Forse.

Resta il fatto che in questo film le due anime, che altrove erano state presentate in maniere più scopertamente manicheiste, sembrano compenetrarsi più a fondo, andare a costituire, fondendosi, la spina dorsale dell’intera operazione.

Di capolavoro, si tratta.

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2 commenti

  1. MademoiselleAnne said,

    Bello, bellissimo…

  2. daniela_elle said,

    ne sono rimasta rapita, è un dedalo di emozioni, disperato, bellissimo.

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