Juno

aprile 9, 2008 at 12:06 pm (Cinema, recensioni)

Ero partito abbastanza prevenuto su questo film.
E bisogna dire che nella prima parte ha fatto di tutto per non sconfessare le mie prevenzioni.
Con quella atmosfera indie Sundance-style che sembra la traslazione della sinistra radical-chic e intellettualoide nostrana in terra d’America (anche se in effetti credo sia stato storicamente viceversa), musiche belle ma paraculine, atteggiamenti un po’ forzati (seppure nella generale delicatezza e sussurratezza), insistenza (sebbene pacata, sfumata, sussurrata) a essere comunque diversi e particolari.

Poi verso la metà tutto cambia, più o meno dopo la prima visita di Juno e del padre alla coppia dell’annuncio che vorrebbe prendere il bambino in adozione.
Se il film non fosse così pacato e delicato, lo strappo sarebbe quasi netto.

La scrittura diventa lievemente più solida, gli avvenimenti si susseguono leggermente più serrati, compaiono interessanti scene di confronti verbali tra personaggi (Juno e i genitori, Juno e Bleeker, Juno e la coppia dell’annuncio).
Anche la musica, si direbbe, si fa meno “ina”. [Nota: ma i Sonic Youth NON “fanno rumore”]

Questo potrebbe essere correlato alla crescita personale di Juno, in una scelta di scrittura forse semplice, ma coinvolgente, che a livello di struttura e di resa globale pare davvero configurarsi come il corrispettivo dello stile da blog (la sceneggiatrice Diablo Cody si autodefinisce “blogger” nella vita).
Soprattutto, la sensazione è quella di sincerità. Gli ammiccamenti, le citazioni e le strizzatine d’occhio di certo non mancano, ma non appaiono compiacenti, fastidiosi o posticci come in un Little Miss Sunshine qualunque (specie appunto nella seconda parte).

Non mi sembra il caso di spingersi oltre, di impostare una critica sociostorica o peggio mi sento ideologica; credo che il film stesso non lo richieda.
Ma magari sbaglio, mi sono perso la portata devastante [nota: non mi piace molto inserire emoticon] della sottocultura indie (probabilmente per questioni meramente anagrafiche, o per mancanza d’attenzione).
Eppure, mi sembra una semplice rappresentazione di una certa parte e di certi modi dei tempi nostri, la cui forza (perché veramente e sinceramente alternativa, per molti versi) e insieme debolezza (cosa ne rimarrà storicamente?) stanno nella sua delicatezza.

2 commenti

  1. daniela_elle said,

    furbetto sì ma scritto bene e ancor più sottile della malizia furbacchiona di little miss sunshine vero, epperò penso non è un trappolone pure questa sottigliezza dai toni delicati? Ma penso anche che mi piace e tanto basta in certi momenti.

  2. dottorcarlo said,

    Giusta osservazione. Cui in effetti mi avevano già fatto pensare.
    Ma se l’arte è anche il nascondimento dell’artificio, e qua in effetti vi si riesce, forse è la nostra (peraltro motivata) prevenzione a fuorviarci.
    Forse.

    Non mi inoltro perché si arriverebbe a discorsi filosofico-teoretici sulla critica.
    Giustamente, mi è piaciuto e tanto mi è bastato, in quel momento.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: