Non pensarci

maggio 6, 2008 at 11:41 am (Cinema, recensioni)

Un musicista in crisi professionale e personale (Mastandrea) torna da Roma alla sua cittadina romagnola di provincia, che poi tanto tanto di provincia non è (Rimini).
È sempre stato il ribelle e l’alternativo, quello che difficilmente si adatta allo status quo e ne è insoddisfatto; troverà però una situazione un po’ più complessa.

I confini non sono così definiti e indiscutibili/immobili/fissi.
Tutti hanno ragione e tutti hanno torto.
L’insofferenza di Mastandrea è determinata dal contesto, ma nasce anche da lui stesso (“tu sei il musicista!”).
È vero che i figli di suo fratello si divertono un casino quando lui sgomma e gimkana, ma è anche vero che poi vomitano, e mica sono figli suoi.
È vero che i suoi genitori sono all’antica, ma è anche vero che a lui per stupirli tocca inventare una ballissima.

Ma il film non è una furbatina moscia e precisina. I personaggi appaiono veri, e regalano grande sincerità a una storia fatta per lo più di situazioni, che a loro volta sembrano sentite. La quale cosa rivela abilità nella sceneggiatura, nella direzione degli attori, nella regia.
I cui tono e peso restano sempre un passo indietro. Leggeri, acuti; a volte con il giusto pizzico di stramberia, dosato in trovate appropriate. Mastandrea che compare sbronzo a casa del politico e improvvisa un pezzo al pianoforte; le bottiglie di sciroppo che cadono in frantumi.

Ma sopra tutte le altre, una scena secondo me rende perfettamente conto della cifra del film, dei suoi temi e della sua leggerezza, della presa di coscienza di una realtà sfaccettata e della ricerca di una soluzione, di quella che forse rimane l’unica strada percorribile, oggi, a livello di stato d’animo.
Una perfetta messa in abisso.
Con questo tabellone elettronico per il controllo della velocità dei veicoli; strumento più che giusto, se non fosse che è stato posto su una strada a bassa e lenta percorrenza: così, pare, tanto per fare scena; a simboleggiare l’ipocrisia delle buone maniere e di molte soluzioni sintomatiche.
Figurarsi se Mastandrea non s’incavolava per la sciocchezza e appunto l’ipocrisia.
Eppure, in una scena buffa, scopre che quel dispositivo registra anche la velocità del passaggio dei pedoni.

Cosicché non ci pensa più, e ci fa correre sotto i nipoti, e poi anche la sorella e anche lui stesso si provano.
In poetici ralenti.

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3 commenti

  1. sonia said,

    Scusa, ma questo film sono almeno due settimane che l’abbiamo e tu Carlo sembra che l’hai visto ieri (mi ricordo anche io cosa è successo nel film ma non ho ancora così fresche le sensazioni). Ma hai preso appunti? 😉

  2. dottorcarlo said,

    Sì, prendo appunti mentali e qualcuno scritto… poi assemblo appena ho un po’ di tempo..

  3. Nathan said,

    molto bello e divertente questo film.
    anche a me ha incuriosito l’impiego ralenti con sottofondo musicale.
    e interessante sarebbe mettere a confronto l’uso che ne ha fatto Anderson (in chiave, mi permetto, estetizzante) nel Treno per Darjeelin e quello in Non pensarci (direi un ralenti più narrativo ma sempre e comunque emozionogeno (attenzione: neologismo rivoltante) …)

    che dici doc?

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