Jonathan Demme, Jimmy Carter Man from Plains (2007)

giugno 13, 2008 at 3:54 pm (biografilm festival 2008, Cinema, recensioni)

Il primo giorno del Biografilm ha avuto la figura di Jean Seberg quale evento centrale.
Io sono tuttavia andato più tardi, e dopo avere incrociato Margherita Hack uscire dalla proiezione del mediometraggio su di lei, un po’ claudicante ma assolutamente in forma (e mi hanno detto che al cocktail inaugurale ha tagliato arzillissima la torta), e dopo avere constatato che la madrina del Festival Isabella Ragonese è decisamente una figliuola molto valida (dolce e carina come piacciono a noi), sono andato a vedermi Jimmy Carter Man from Plains.

Il documentario segue l’ex presidente Carter nella promozione e nella difesa del suo libro Palestine: Peace, Not Apartheid, la cui tematica viene illustrata nelle prime scene con un disegno che Carter stesso traccia con un pennarello: qua c’è il Mediterraneo e qua c’è il fiume Giordano (| |), di fianco a questo ecco la Cisgiordania, mentre qua in fondo la Striscia di Gaza; gli israeliani hanno costruito dei muri all’interno dei territori destinati ai palestinesi, e vi tengono questa popolazione con modalità assimilabili a quelle dell’apartheid.

Cominciano quindi gli attacchi e le accuse di provocatorietà, antisemitismo e simili, sferrate da chi, viene di volta in volta dimostrato, ha letto male in libro, lo ha sovrainterpretato, addirittura non lo ha letto per niente e parla per sentito dire, o perché gli sono stati riportati stralci.
E anche da parte della comunità afroamericana: come si permette il Presidente, con tutto il rispetto [cit.], di equiparare la situazione sudafricana a quella israeliana?
Carter risponde paziente, spiega, chiarisce, illustra; è nelle sue intenzioni dall’inizio cercare il confronto, dichiara fino da subito che il dialogo è la cosa migliore.

Demme segue da vicino questo sportivissimo e combattivo ultraottantenne impegnato nella lotta per i diritti umani, che pare non avere mai smesso di prodigarsi per pacificazioni e miglioramenti delle condizioni di vita.
Carter si fa riprendere nel quotidiano, nel privato del rapporto con la moglie e con la sua terra, mentre fa le vasche in piscina*; la macchina da presa spesso lo osserva mentre lui guarda pensoso il paesaggio fuori del finestrino dell’automobile.
Tutto questo, coerentemente con la sua volontà di non nascondere nulla.
E allo stesso modo, concordando con il suo spirito di un dialogo libero e pacifico, il montaggio tende a dare lo stesso spazio alle idee altrui, alle osservazioni critiche. (Sebbene, ovviamente, non si voglia prendere in giro, facendo credere disonestamente che Demme non segua in ogni caso il Presidente.)

L’impegno concreto per gli ideali di cui già parlava nel suo mandato presidenziale ora può forse attuarsi meglio, su altri versanti, senza la zavorra di certi obblighi politici.

Il film dura forse un po’ troppo; ma le ripetizioni e i ritorni concettuali cui Carter è costretto non mi sono apparsi didascalici, in parte per via della forma documentaristica, che fa sì che vengano evitati attriti estetici con la fiction (come accade in vari film visti in questa annata).
E in parte per la carica e la prontezza dell’ex Presidente, che, rapportate all’attuale, non fanno capacitare dell’inettitudine di quell’impedito di Bush [cit. da altro film, su cui tornerò].

*Spero che la piscina sia in realtà una vasca, allungata con un sapiente uso della prospettiva; perché altrimenti a vedere Carter nuotare in quel modo mi fa prendere male, dai miei 50 anni in meno..

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1 commento

  1. sonia said,

    Ecco oggi ho avuto un momento e me lo sono letto.
    Farò in modo di vederlo!
    s

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