Michael N. Shyamalan, E venne il giorno (2008)

giugno 16, 2008 at 2:58 pm (Cinema, recensioni)

A parte il terzo film, il celeberrimo Sesto Senso (ma a questo punto sono curiosissimo di recuperarmi in qualche modo i primi due, e inoltre qualcuno potrebbe già dissentire su questo punto), la cinematografia di Shyamalan mi è sempre apparsa caratterizzata da una disparità più o meno profonda dei valori in campo. Da una parte un buon uso della macchina da presa, talentuoso, efficace e ricco di spunti innovativi per il linguaggio, quindi interessanti scelte nelle inquadrature (fino dal profilmico) e nelle prospettive, e non secondario, un acuto impiego degli effetti sonori; d’altra parte sceneggiature deboli, una a volte innervosente strutturazione dell’intreccio, dialoghi approssimativi.

E venne il giorno (ennesimo orribile titolo italiano, in originale The Happening) fa un paio di passi indietro, ma anche tre.
I primi venti minuti partono bene, si crea un tensione tangibile, le scene a effetto, anche se oramai un po’ di maniera, fanno il loro dovere.
Ma poi, la svolta. Comincia una serie di dialoghi assurdi, alcuni dei quali davvero imbarazzanti per stupidità e inutilità. I passaggi della trama, come il pezzo/rivelazione dello spilungone barbuto dagli occhi spiritati dentro la serra, fanno pensare: ma dai, ma che cavolo di costruzione è mai questa, qua siamo all’antimateria filmica [cit.] (e non all’antinarrazione; magari), allo scazzo delle regole più elementari per quanto elastiche.

Insomma, non si capisce che diavolo voglia fare Shyamalan: non un film dell’orrore, non un film splatter-da-ridere, non un film d’inseguimento, non un film con una qualche epidemia tremenda, non un film ecosociale o roba simile.
Ma non è che mischi e misceli, bensì appare proprio indeciso, pastrocchione, capace solo di gingillarsi onanisticamente con qualche scena de paura, senza peraltro quella novazione sperimentale degli inizi.
Anche gli effetti sonori e le trovate in quel senso, che in film come Unbreakable e The Village avevano destato un interesse non da poco, qua si riducono a classici alzi di volume e/o di musica, a elementarissimi “BU” che va be’, funzionano pure, ma insomma, Michael Night, da te era più che lecito aspettarsi di più.
A mio avviso, [SPOILER] si salvano solo le scene in cui ci s’inventa di volta in volta un modo diverso di suicidarsi. Troppo poco.

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