Peter Whitehead, The Benefit of the Doubt (1967)

giugno 18, 2008 at 11:46 am (biografilm festival 2008, Cinema, linguaggi, recensioni, Teatro)

La terza giornata del Biografilm l’ho cominciata tardi, con la proiezione ultimopomeridiana di The Benefit of the Doubt.

Il film mostra la Royal Shakespeare Company alle prese con lo spettacolo US di Peter Brook, dove US ha il doppio significato di “noi” e di “Stati Uniti”, dal momento che vengono trattati il rapporto e l’atteggiamento che secondo Brook dovrebbero tenere gli inglesi nei confronti della guerra in Vietnam.

Alternando parti dello spettacolo con interviste agli attori e al regista, e con la manifestazione davanti all’ambasciata americana, Whitehead ottiene l’effetto di rafforzare anche “esternamente” la portata teoretica delle scelte teatrali di Brook, che per US già si avvaleva del grotowskiano coinvolgimento del pubblico al fine di spingerlo con maggiore forza alla presa di una posizione concreta.
Ciò a sua volta apre prospettive assai interessanti nell’analisi dell’operazione di Whitehead, se si considerano i pensieri di Grotowski circa le differenze tra il mezzo filmico e quello teatrale (con quest’ultimo che deve puntare più decisamente sulla partecipatività da parte del pubblico), nonché il doppio interesse di Brook stesso, che ha sempre alternato (nella pratica registica) e contaminato l’uso dei due linguaggi.

Ma oltre appunto alle interviste e agli spezzoni fuori scena, Whitehead ricerca la transcodifica delle intenzioni (per così dire) anche “dall’interno”, fino dall’uso della macchina da presa, che partecipa da vicino e insistentemente alle scene teatrali, cercando di coinvolgere al massimo grado il pubblico.

Queste riflessioni potrebbero proseguire a lungo, anche considerando che Brook in quel periodo assumeva suggestioni dalle teorie di Artaud e dalle pratiche del Living Theatre.
Ma questo porterebbe troppo lontano una semplice recensione da blog, sebbene sarei davvero contento se tali spunti spingessero qualcuno a un lavoro più approfondito, considerando anche il fatto che a quanto mi risulta non esistono molti studi su Peter Whitehead, un regista che ho scoperto essere un vero grande.

Peter Whitehead. Cinema, musica, rivoluzione, della DeriveApprodi, potrebbe essere un interessante libro di partenza, e per il momento l'unico a occuparsi per intero dell'opera del regista.

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