Sono cose/4

agosto 5, 2008 at 9:20 am (esperimenti, prove)

La ragazza sarda l’altra sera le ha cantate chiare, sulla sua esperienza a Roma.
Aho, allora se vedemo, se sentimo domani; e invece niente. Ma io sono sarda, e di qua sono anche nuova e non conosco nessuno, se a me dite ci vediamo ci sentiamo, noi *dobbiamo* vederci e *dobbiamo* sentirci.
Solo dopo ho capito che era un modo di dire, un modo di fare, ma anche allora non è che mi piacesse poi tanto, sto modo molto superficiale e molto vacuo, questo parlare al vento, che prende le mosse da una gentilezza vuota, molto borghese, si sarebbe detto un tempo.

5 commenti

  1. Ire said,

    Le parole hanno un valore immenso, pochi se ne accorgono. E per questo non mi piace quando, per prassi, ci si firma con baci e abbracci. Non sono veri e, il più delle volte, non arriveranno mai. “Lo spettatore di provincia” è bellissimo e non è detto che si debba parlare solo di film visti sullo schermo. Del mio post, hai colto il senso e tutto quanto 🙂

  2. dottorcarlo said,

    Non posso non essere d’accordo, da tutta la vita lo ritengo e lo affermo.

    Grazie per il complimento sul nuovo nome, preso da uno dei miei umanamente preferiti; al fatto che si parli anche di altre visioni o spettacoli ci avevo pensato un attimo dopo che avevo scritto il post, ma ho lasciato così aspettando il primo commento che mi desse il destro… lieto che sia stato il tuo.
    Diciamo che si tratterà anche di un “cinema naturale”.

    Mi fa piacere avere colto.

  3. la coniglia said,

    Lo spettatore può essere sia di film, teatro e quant’altro che della vita di tutti giorni, tua o degli altri…Come capisco la tua amica sarda che ti ha detto questa cosa…Ma non so di dove sia lei, perchè a cagliari questa usanza romana si sta radicando…e anche io la odio. Perchè io aspetto di vedere e sentire…e forse son scema io che lo desidero!

  4. Souffle said,

    Anche io sono d’accordo che le parole – in generale e in particolare quando esprimono dei sentimenti verso qualcuno – andrebbero ponderate.

    Nelle metropoli specialmente, è un susseguirsi di “ci vediamo” o il meravigliosamente vacuo “dobbiamo organizzare una uscita” o del meno impegnativo “ti telefono”. Non accade.
    Il gioco è non crederci mai, perchè se una persona ti vuole vedere sul serio, allora stai sicuro che lo farà. A volte le frequentazioni hanno il sapore amaro dell’utilitarismo, in cui ti vedi con una persona per quello che fa e non per quello che è.
    Nei blog poi i sentimenti di affetto (ti amo, ti adoro, ti bacio, ti abbraccio) sono distribuiti a pioggia togliendo loro quel profondo significato che li connota: essere fiori speciali da donare a poche persone.
    Gli stessi sentimenti sono espressi per scrittori registi o attori mai conosciuti di persona con la frase “gli si vuole bene da queste parti”.
    Ci si rende conto del valore di un abbraccio? e di cosa voglia dire volere bene a qualcuno?
    Un saluto.

  5. dottorcarlo said,

    Hai maledettamente ragione, Souffle.

    Sull’utilitarismo, innanzitutto.

    E poi, “Ci vediamo per un caffè, o una birra”, viene detto quasi senza pensarci, e senza pensare che magari l’interlocutore ci crede, se lo aspetta, e ci resta male se poi non accade.
    Io dopo 15 anni faccio ancora fatica, a volte, a cercare di non crearmi aspettative e soprattutto a digerire, lì per lì, queste vacuità.
    “Organizziamo un’uscita” è il top del cazzonismo.

    Si è parlato di Roma, ma a Bologna è tale e quale, Coniglia.
    Già al mio secondo anno qua una persona quasi mi ha mangiato la faccia perché una volta avevo osato farle presente “ma come, lo dici sempre e poi quando tento di organizzare non ci sei mai”.
    E purtroppo mi pare, in questi ultimi tempi, che anche nella mia cittadina di origine (di certo non una metropoli) questa modalità si stia divulgando.

    Non dico che venga fatto con cattiveria; anzi, magari mentre viene detto ci si crede anche, si ha l’impulso di farlo veramente, si esprime più che altro un desiderio dettato dal momento di piacevole condivisione.
    Ma questo non basta, per me, perché con i sentimenti degli altri non si scherza; e occorrerebbe imparare a essere un po’ meno cazzoni.

    E ovviamente, fa tanto più male quanto più si tiene all’altra persona e non la si considera in maniera utilitarista.
    Ma evidentemente questo sforzo di comprensione per alcuni è troppo grosso…

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