Cofferati non più sindaco

ottobre 16, 2008 at 10:21 pm (considerazioni, personaggi, politica)

Qualche giorno fa come tutte le mattine ascoltavo Città del Capo. La notizia del giorno era che Cofferati aveva deciso di non ricandidarsi come sindaco di Bologna. Tutta la prima parte del programma “Angolo B” (dalle 8 e mezza alle 9 e mezza) è stata dedicata a questa storia, con interventi telefonici di politici, esperti del settore e ascoltatori vari, i quali potevano partecipare anche con sms, come usa in pressoché tutti i programmi di questa radio.

Il registro sembrava piuttosto stupito per la scelta di Cofferati; probabilmente era nel taglio della trasmissione (peraltro comprensibile), sicché poco spazio è stato concesso ai miei due interventi via sms, in cui notavo che in fondo c’era poco da essere sorpresi, visto che fino dall’inizio si diceva (o “vociferava”, a seconda dei punti di vista) che per lui il passaggio da Bologna non avrebbe costituito altro che una palestra per palcoscenici più in vista e, secondo le logiche correnti, più significativi.

Inaspettato, più che altro, è stato il voltafaccia, che Cofferati ha fatto cadere a sei mesi dalle elezioni e dopo che già aveva assicurato che si sarebbe ripresentato. Tanto che da una parte si potrebbe sospettare che effettivamente i “motivi familiari” (come si scriveva nel libretto delle giustificazioni quando si faceva seghino a scuola in quinta) siano non dico reali (perché non lo dubito) bensì sinceri.
Mentre d’altra parte oramai si scrollano le spalle alle scelte del PD.

Poi tuttavia compare la notizia segnalata qua, della sua eventuale candidatura alle europee.
Che per una volta esigenze e desideri si siano incontrati?
(Tacendo ovviamente delle manfrine mediatiche e politiche.)
Continuo (e probabilmente continuerei) in ogni caso a nutrire seri dubbi e poche illusioni.

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Su Saviano, la camorra, il Male

ottobre 16, 2008 at 8:56 pm (disillusioni, riflessioni)

Gomorra è una metafora esistenziale, ci parla dell’essere umano, di come la parte cattiva prenda il sopravvento, di come a vincere sia sempre il Male. Il Bene è debole, in mano a pochi, che sono quelli che sanno usare o comprendere la Parola (nel senso laico, materiale). Ma pochissime persone sanno ascoltare, sanno leggere.

La camorra è l’ipostatizzazione di questo male, una delle sue incarnazioni; per questo è immortale, fa parte dell’anima profonda dell’essere umano.
È il potere, l’ambizione a ottenerlo, anche per un periodo breve, anche con la consapevolezza che non solo lo si perderà subito, ma che porterà inevitabilmente alla morte, per mano di altre branche di quello stesso male.
La Parola è il pensiero razionale, il tentativo di evolversi al di sopra degli istinti (animaleschi) che contraddistinguono e dirigono il Male, di sovvertire la legge del più forte con un pensiero diverso, impostato su altre logiche, su differenti meccanismi.
Per questo è faticosa, troppo impegnativa per quasi tutti.

Ho l’impressione che Saviano sapesse queste cose, le volesse coscientemente comunicare. Nel suo romanzo vi sono precise spie linguistiche e contenutistiche.
(Garrone, più disincantato, ha scelto un altro registro.)
La sua età, il suo carattere, la sua formazione lo portavano a sperare, ad avere ancora illusioni.

Il Male ha vinto di nuovo.

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