Kathryn Bigelow, The Hurt Locker (2008)

ottobre 19, 2008 at 4:41 am (Cinema, recensioni)

I proclami della locandina sono similbrechtiani e altisonanti (“maledetto il Paese che ha bisogno di eroi”), la frase di apertura del film è di altrettale impatto, ponendo un parallelo tra la guerra e la droga.

I primi venti minuti presentano una tensione palpabile, infarcita di stilemi linguistici bigelowiani.

Ma poi.
Il film si adagia su se stesso; una certa tensione viene mantenuta, la scena della battaglia a distanza nel deserto mi è parsa molto bella: tutto il resto, però, appare piatto, banale.
A cominciare dalla sceneggiatura, prevedibilissima e scontata (al primo apparire di ciascun personaggio si capisce subito che fine farà, se morirà, se verrà ferito, e la relativa funzione diegetica).
La scena del rapimento, verso la fine, sembra raffazzonata e inserita là così; non aggiunge molto.
Gli ultimi trenta minuti, poi, sono di uno scialbore quasi insostenibile.

Le dichiarate tematiche dell’eroismo e della droga si perdono per strada, non riescono a venire rese in una maniera significativa.
Il personaggio che si supporrebbe debba veicolare l’eroicità appare invece un incosciente, un folle, per cui si ha la conseguente impressione di indecisione, sia tematica che di registro.
La dipendenza dall’adrenalina, che dovrebbe costituire il terreno comune per la metafora della droga, parte bene, ma in seguito scema, per venire ripresa in maniera del tutto didascalica, con palpabile attrito tonale, al termine.

Resta appunto qualche scena d’impatto, e per quanto mi riguarda resta anche la scelta, che considero positiva, di non abbracciare alcuna ideologia, così come una discreta rappresentazione della guerra che si sta combattendo in Iraq, uno sguardo che suppongo e che ho trovato rivelatore su determinati, tremendi meccanismi reali del conflitto.

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