Ari Folman, Valzer con Bashir (2009)

gennaio 22, 2009 at 2:08 am (Cinema, recensioni)

– Questo post sarà pieno di spoiler; avvisati.

– Questo è un film che prima di capire che in fondo non è complesso ci ho dovuto ragionare su e riguardarlo; forse proprio per questo non è allora così semplice?

– In lingua originale, ma oramai a continuare a dirlo si fa la figura dei rompi spocchiosi (e a volte un po’ lo si è pure), rende meglio. Ebraico con sottotitoli in inglese.

– Nella versione originale c’è una scena che nelle sale italiane hanno tagliato: una scena (da un film) porno che un generale (?) sta guardando in videocassetta. Sesso esplicito “ma” disegnato, mi ha detto l’altra sera una ragazza italiana che vive da 10 anni a Londra e che lo ha visto lassù; qui da voi l’hanno tagliata? E perché? Eh.

– Insomma, si tratta di una supposta presa di coscienza da parte di un ex militare israeliano, che scopre di avere rimosso dalla sua memoria gli eventi del massacro di Sabra e Shatila, cui aveva assistito (?), partecipato (?) più di venti anni prima come soldato nelle file dell’esercito.

– Ma la forma documentario, per quanto finzionale, nonché il fatto stesso di realizzare un film su questo tema, vorrebbero indubbiamente trasmettere il desiderio che questa presa di coscienza diventi generale, di un popolo tutto. L’autore sembra proprio augurarsi di pervenire a una ammissione di responsabilità, di colpe.

– Fa strano che i Cristiani vengano chiamati “fratelli” dagli Ebrei israeliani.

– Ma allora perché: in fondo stavamo distanti?

– E perché l’amico (psicologo?): non ti devi colpevolizzare, non volendo ti sei messo al posto dei nazisti, al posto di quelle persone che rinchiusero i tuoi genitori: il sogno/memoria distorto nasce dai racconti sull’Olocausto (e di memoria fallace si parla fino dall’inizio), che vengono fatti al protagonista dai suoi genitori; ma per capire, per vedere chiaro, bisogna accantonarli, andare oltre, vedere quello che veramente è stato.

– La telefonata a Sharon (e la sua risposta) sembrano in fondo voler significare: sono state decisioni prese ai piani alti, cazzo, noi popolo israeliano, noi militari, perfino, non c’entriamo direttamente.

– In definitiva, presa di coscienza, ok, ma… un po’ all’acqua di rose?

– A qualcuno potrebbe anche dare fastidio tutto l’apparato retorico messo in funzione dalla scelta di fare un film a disegni animati. “Puoi disegnare quello che ti pare di casa mia e di mio figlio, ma non filmare”, dice inoltre l’amico emigrato in Olanda, quasi a far scattare un gioco di rimandi metaforici interni.

– Tuttavia funziona; colpisce; strania.

– Più tecnicamente parlando, ma non vorrei dire cazzate, c’è un assemblaggio di animazione 3D e bidimensionale più classica, anche fin troppo semplice e dalle movenze stilizzate. Non sempre, secondo me, il loro connubio rende, è efficace, per colpa soprattutto dell’eccessiva stilizzazione dei disegni nella 2D, direi. Ma per altri versi appare di grande impatto: nella realizzazione stessa di determinati soggetti, nella scelta delle sequenze e del montaggio, in certa forza evocativa e di taglio onirico che il disegno sa trasmettere direttamente e con apparente semplicità.

– Proprio le sequenze maggiormente simboliche, o “irrealistiche”, appaiono secondo me le più riuscite: i cani all’inizio, il passaggio del carro armato in stile da videogioco shoot ‘em up, l’apparizione della donna dal mare, il valzer del titolo …

– La scena dei cavalli è decisamente insostenibile.

– La scelta musicale mi è parsa molto azzeccata, e anche essa d’impatto.

– Questo film va visto, sicuramente; ma forse non merita tutto questo gran parlarci e ragionarci sopra, o lo merita fino a un certo punto.
L’impressione finale, ecco, è grosso modo come quella del subito dopo: solo, è più ricca e articolata.
Vale la pena soffermarvicisi?

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2 commenti

  1. Michele said,

    Ho visto il film due volte di fila e mi è sembrato tutte e due le volte un capolavoro.
    La scena tagliata è una notizia tragica che mi delude molto. Probabilmente lo hanno dovuto fare per non dover mettere un divieto under 15 (che in Italia si dà solo per il sesso e mai per la violenza, vergognoso…) ma questo è davvero inaccettabile.
    Secondo me, poi, il tema del film non è Sabra e Chatila, ma la guerra in sè, con tutte le sue ipocrisie, le sue nefandezze, le sue immancabili colpe.
    E’ uno dei film più antimilitaristi della storia del cinema ed è anche uno dei più riusciti da questo punto di vista.
    Paragonabile a Full Metal Jacket.
    Ecco, l’ho detto.

  2. dottorcarlo said,

    Come avrai capito dal post, non sono molto d’accordo.
    Oltre quanto già scritto, non sono tanto sicuro che si cerchi di andare oltre l’evento del massacro storico: a parte che esso è ancora sì forte e attuale, a mio avviso gli appigli testuali per avanzare una lettura del genere non sono molti, mentre quasi tutti appaiono concentrati sulla ricerca strettamente personale.
    Ecco, se il film avesse proseguito con il simbolismo dell’inizio probabilmente avrebbe reso quell’effetto che dici.

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