John Bergin, From Inside (2008)

gennaio 31, 2009 at 10:36 am (Cinema, Future Film Festival 2009, recensioni)

Un lunghissimo treno solca immense distese desolate, dove il terreno piatto e arido viene a sua volta attraversato da fiumi di sangue. E poi un villaggio sperduto che pullula di (corpi di) morti, il passaggio sopra a un ponte con sotto si indovini cosa; altri luoghi comuni della letteratura del viaggio.

Un lungo monologo interiore di una ragazza incinta, con pensieri e immagini univoci, unisensi, e calati in una immobilità quasi totale (più che un film d’animazione, una giustapposizione di disegni).
Metafore risapute ripetono se stesse, tronfie e ignare della propria banalità, tanto più fastidiose quanto più assolutamente seriose e inconsapevoli di essere raccontate male.

L’intero film soffre di questo autocompiacimento ignorante, di questo accumulo ridondante e pesantissimo.
Sebbene i disegni siano curati e affascinanti, benché il tratto comunichi già di per sé parecchia drammaticità.
Ci si ritrova portati allo sbuffo schifato e al conato di ribrezzo.
Alla fine ho tripudiato, e non per la parola “fine”.

[Meno male che il film dura solo un'ora e dieci minuti.
In ogni caso, nonostante quanto ho appena scritto, preferisco opere così, che per lo meno provano a dire qualcosa, piuttosto che l'inutilità e il piattume per lo più riscontrati finora.
Siamo messi bene.]

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