Nina Paley, Sita Sings the Blues (2008)

febbraio 3, 2009 at 11:08 am (Cinema, Future Film Festival 2009, recensioni)

Tre racconti si intrecciano, o meglio si alternano nella narrazione.
Perché in fondo si tratta sempre della stessa storia, il Ramayana, usato quasi come archetipo degli amori finiti e dei rapporti spezzati, e raccontato in tre maniere differenti e a loro volta con strumenti singolari; maniere che appaiono tanto o poco distanti l’una dall’altra, sul piano stilistico dei disegni o addirittura su quello dei meccanismi legati a differenti tradizioni culturali.

Così, abbiamo l’ambientazione statunitense (Occidentale), in cui maggiormente viene avvertita la distanza ma allo stesso tempo l’adattabilità (senza pieghe).
Abbiamo la modalità quasi metanarrativa, e che funge da raccordo, dei ragazzi (studenti) che si raccontano/interpretano con leggerezza e divertimento il testo sacro.
Abbiamo stralci del Ramayana vero e proprio, con episodi che tuttavia vengono cantati in dolci, sorridenti ma commoventi jazz con testi blue, accompagnati/contrappuntati dalla comicità “concettuale” di questo tipo di interpretazione nonché delle situazioni rappresentate.

A rimanere sempre identici, dappertutto, sono la tecnica di animazione in Flash e il punto di vista: quello femminile.
E se nella storia americana la Lei è la geniale regista/inventrice, la vocalist è la jazzista Annette Hanshaw, probabilmente perché “she combined the voice of an ingenue with the spirit of a flapper”.

Un gioiello, un autentico sorprendente gioiello.

Annunci

Permalink Lascia un commento