Gus Van Sant, Milk (2008)

febbraio 7, 2009 at 3:34 am (Cinema, recensioni)

Si sarà detto ormai un po’ ovunque: Milk fa parte dell’insieme dei film più main-stream di Van Sant, e via declinando.
In genere dimenticandosi, mi pare, che il main-streaming di Van Sant comporta comunque, come in questo caso: inquadrature da vari e inconsueti punti di vista; uso mai banale della macchina da presa; uso sapientissimo di primi piani e di campi medi; sovrapposizione di piani temporali; montaggi alternati con immagini di repertorio (vere e finte); e via così.
Oppure si è talmente “abituati” a un linguaggio e a uno stile del genere, da parte sua, che quando li usa per un film che non sia un Gerry (che infatti a quanto mi risulta non è mai stato distribuito in Italia) (l'”infatti” è ironico) (e nonostante l’imdb dica il contrario) quasi non ci si fa caso, si tende a pensare: ah sì, ma è Van Sant, è normale?

Poi va bene, questa volta sono più contenuti (e ti vorrei vedere a fare un biopic con piani sequenza di trenta minuti di nuche [cit.]), ma appunto perché l’intenzione primaria è quella di raccontare la storia di Harvey Milk, primo politico eletto a una carica a dichiararsi apertamente gay.
E la storia viene raccontata dannatamente bene, anche con buona alternanza tra i momenti pubblici e la vita privata.
E poi c’è Sean Penn che è un mostro, bravissimo nell’interpretazione, trascinante ed emozionante quando impugna il megafono e sono qui per reclutarvi tutti, dio bono, rivendichiamo i diritti dei gay, questi bastardi conservatori vogliono licenziare i maestri omosessuali, perché loro sì che travieranno i nostri figli, mica il loro affezionato parroco di quartiere, che poi infatti toccherà mandarli all’Arcidiocesi di Brescia per guarirli.
No, lui non si esprime così, mi sono fatto trasportare.

Con tutto, ok, che il film ha i suoi difetti, non è un filmissimo.
Per esempio, appare eccessivamente “positively-oriented”: nonostante tutto quello che accade si reagisce sempre, si ha una energia inesauribile, si tira avanti sorridendo. Che non so se Harvey Milk fosse effettivamente così, ma nel film, ecco, ciò ha l’effetto di velare il tutto con una patina di retorica, e di didascalicità.
Inoltre, maledetto Van Sant, pare che ci faccia apposta a infilare delle cadute letteralmente incredibili. Non rivelo quali, ma a uno dei tre/quattro finali non ci si crede.
(E poi, ma Milk era così muscolopalestrato? Penn ha dei bicipiti da Vendicatore, altro che consigliere comunale.)

Ma insomma, grande. E ce n’è proprio bisogno.

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6 commenti

  1. hotellunge said,

    Anche a me hanno dato parecchio fastidio tutte queste critiche ad un film, che solo perchè porta la firma di Van Sant, lo si vorrebbe infarcito di piani sequenza da 35minuti e inquadrature di spalle. Secondo me con questo film, se mai qualcuno nutrisse ancora qualche dubbio, il buon Gus Van Sant, dimostra di essere uno dei migliori registi in attività, capace di trattare temi differenti con altrettanti registri. Milk, a mio avvisto è uno di quei film da far vedere nelle scuole, perfetto, con il suo mordente (o retorica), per prenderti allo stomaco e farti uscire dalla sala più incazzato o semplicemente più consapevole. Per me è un 8 pulito.

  2. dottorcarlo said,

    Pensa che io arriverei anche a nove. Va be’, nove meno.

  3. Iorek said,

    Concordo pressoche’ su tutto. Il che un po’ mi spiace.

  4. dottorcarlo said,

    Eh, Iorek, rimanderemo discussioni a prossime volte :).

  5. souffle said,

    molto interessante la tua analisi.
    Una sola considerazione. Milk non era il primo politico eletto a dichiararsi apertamente gay, ma un omosessuale (di più: un militante attivista gay) presentatosi come candidato a supervisor ed eletto in quanto (ma anche “nonostante”) fosse gay.
    Un saluto.

  6. dottorcarlo said,

    Grazie per la puntualizzazione.
    L’internet sembra piena di fonti imprecise, e questa notizia riguardante Milk pare diventata una vulgata.
    Giusto specificare.

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