Masahiro Andô, Sword of the Stranger (2007)

febbraio 14, 2009 at 12:18 pm (Cinema, Future Film Festival 2009, recensioni)

La storia è piuttosto classica, senza trovate particolari, ma anche senza sbavature wannabe; i personaggi sono per lo più caratteri, anche se gestiti bene, nella trama e nei rapporti reciproci.
Ciò che rende questo film davvero godibile e meritevole è la realizzazione grafica, specie nella resa dei combattimenti.

Senza insomma troppe aspettative sul resto, il taglio specie di certe inquadrature (soggettive ballonzolanti, in imitazione quasi perfetta di quelle con operatori sul campo in carne e ossa e macchina da presa – e non a tavolino con disegni e computer) e soprattutto la maniera in cui sono realizzate, ossia la loro animazione, riescono davvero soddisfacenti e appaganti.

Per i combattimenti, vere punte di diamante, a volte i frame con i movimenti sono talmente numerosi che l’azione risulta confusa: ma non è una confusione negativa, come quella che nei film live è strettamente legata a una insipienza registica e la cui resa lascia un senso scazzante di vuoto e di mancanza; al contrario, si avverte una sensazione di pienezza accurata: quasi che nella nostra mente, tramite l’occhio, si riesca a creare la consapevolezza che i movimenti ci sono, anche se non si arriva a percepirli nitidamente.

Colpisce molto, inoltre, certa cruenza quasi splatter (nell’accezione tutto sommato leggera, quella di sanguinamenti e spappolamenti stilizzati), che a mio avviso si coniuga molto bene sia con il tipo di animazione e la sua realizzazione, sia con il tono dell’intero film.

Peccato che altri elementi a volte appaiano come sacrificati, e non solo volutamente, ossia con precisa scelta, non curati (come per molti versi sembra).
Il tema della droga che utilizzano i guerrieri cinesi è appena accennato, ma sarebbe potuto essere davvero interessante da sviluppare, o anche solo concedergli una attenzione maggiore. E lo stesso vale per il tratteggio della perfidia e dell’egoismo dei giapponesi, strettamente legati, probabilmente, all’epoca Sengoku in cui il film è ambientato.

Resta in sostanza la sensazione di incompiutezza: con un po’ di lavoro in più, Andô avrebbe forse potuto costruire, se non un capolavoro (che dirlo fa ingenuo sopra le righe), di certo un gran filmone.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: