Zack Snyder, Watchmen (2009) – Preview

marzo 10, 2009 at 10:33 pm (anteprime, Cinema, recensioni, segnalazioni)

In attesa di parlare più specificamente del film, segnalo che di là ho posto un confronto con il romanzo grafico.
A presto.

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Stephen Daldry, The Reader (2008)

marzo 2, 2009 at 1:36 pm (Cinema, recensioni)

Non si può prescindere dal personaggio di Hanna Schmitz, anche al di là della interpretazione (magistrale) di Kate Winslet.
Non solo ignorante, ma stupida, nel senso letterale di colei che resta sbalordita, che davanti a determinati avvenimenti rimane attonita e non sa che partito prendere, risolvendosi infine per quello che le era stato indicato/ordinato, senza coscienza o senso critico. Qualità di cui resta deficiente anche in seguito, quando nemmeno davanti al fatto compiuto e alle sue conseguenze arriva a comprendere la portata delle sue azioni e dei suoi pensieri. Per cui, l’incapacità trova un sostegno nella noncuranza, insinuandosi in questo modo un rifiuto della volontà, una colpa morale ed etica.
Eppure, Hanna è anche sensuale, dolce nella sua semplicità, commovente nel rimanere profondamente affascinata dai libri che le si leggono.

È allora imprescindibile perché fornisce la misura del film intero. Che risulta coinvolgente e piuttosto ben fatto (ormai per questo tipo di film sembra essere istituito un minimo sindacale standard di abilità nell’uso della macchina da presa, che peraltro Daldry supera abbondantemente) quando narra la storia di questo rapporto amoroso folle, ma che poi nella virata della ideale seconda parte diventa eticamente molto discutibile, se non scorretto.
Si scopre infatti che ha utilizzato, e continuerà a utilizzare, artifici retorico-testuali che spingono a commuovere per le vicende di quella che diventa anche una carogna nazista (oltre a essere già una stronza di suo, sebbene inconsapevole, in quanto ha comunque adescato, lei ultratrentenne, un quindicenne inesperto, rovinando peraltro il resto della sua vita).*

*[In una sala gremita e con una percentuale incredibile di graziose fanciulle, erano in parecchie a tirare su con il naso e a far rotolare piano qualche lacrima, e mi sarei voluto voltare verso la mia vicina, così, esemplarmente, e dirle: aho’, ma che cazzo piangi, ti rendi conto di quello che ha fatto? Mica la si può giustificare solo perché appare così sempliciotta indifesa, e non ti accorgi che ti si vuole spingere invece proprio a questo?
E ovviamente ci sono cascato anche io, sulle prime, di pancia.]

Insomma, questa potrebbe non essere una categoria estetica, denotando, piuttosto, abilità da parte del regista, ma fare leva su determinati sentimenti per tratteggiare personaggi e raccontare situazioni del genere, a me sa anche, e parecchio, di Nuovo Cinema Paraculo [cit.].

A risultare comunque soffocata è precisamente la ragione, rappresentata dalla parte del film in cui si svolge il seminario e poi il processo, con l’interessante discorso del professor Ganz e l’ancora più interessante intervento di uno studente che finiscono con l’assumere la forma quasi di una seminvoluzione di sceneggiatura, che resta là a galleggiare mentre meriterebbe un approfondimento maggiore, data la pesantezza avvertibile e l’importanza dei temi chiamati in causa.
La struttura del film, quella che tenta di essere una intelligente partizione, pare insomma restare più una ambizione che non diventare un risultato effettivo.

Superata la “parentesi” della ragione, si torna infatti su binari sentimentali, più pacati e anche stavolta di scrittura e fattura pregevoli, non fosse per il decadimento conclusivo di due dei tre finali, in cui peraltro viene di nuovo allo scoperto, anche per vie traverse e sostenute dalla retorica, la scorrettezza paracula di un “revisionismo dei sentimenti” altrettanto paraculo.

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