Julien Temple, The Filth and the Fury (2000)

giugno 11, 2009 at 5:04 pm (Biografilm Festival 2009, Cinema, recensioni) (, , , , )

Ogni anno il Biografilm Festival dedica una retrospettiva a un documentarista musicale.
L’anno scorso ebbi il formidabile piacere di conoscere Peter Whitehead; quest’anno riscoprirò Julien Temple.

The Filth and the Fury traccia la storia dei Sex Pistols. Come qualcuno probabilmente si aspetterà, per me guardare questo documentario ha significato anche tornare alla mia adolescenza tra i 17 e i 25, grosso modo: ché sono sempre stato un po’ ritardatario e, soprattutto, conoscevo un amico che era, e per certi versi faceva, il ritratto di Sid Vicious.

Il film si concentra sulla storia del gruppo, sui profili umani, personali, dei suoi membri, specie di Rotten e di Vicious (e della stronza Nancy); sulla provenienza da un preciso contesto storico e sociale e sull’impatto che successivamente ne ebbero (ma senza calcare la mano in modo morboso sulle schifezze basso corporali); sul ruolo e sul comportamento da bastardo del manager McLaren.
Ciò trova coerenza e corrispondenza anche nel fatto che musicalmente i Pistols erano rozzi e semplici (i 3 accordi di Anarchy in the UK; e si ripete più volte che Vicious proprio non sapeva suonare, e il basso nei concerti veniva tenuto al minimo se non spento), oltre che nelle superbe scelte di montaggio, con magnifici accostamenti di vario materiale, anche di fiction televisive e teatrali e di cartoni animati (una delle chicche è l’incontro tra Rotten e Sting in Who Killed Bambi?).

Una eco estetizzante di anarchismo si può scorgere nitidamente (se non ero troppo sbronzo) in piccoli scivolamenti temporali tra fatti e interviste d’epoca e nel sovrapporsi a volte caotico e indistinto di voci.
E la risposta a quello che potrebbe sembrare il punto debole del film, ossia un (supposto) scarso approfondimento della contraddizione fra il modo di essere impersonato e sbandierato dai Sex Pistols e i loro contratti a 5 sterlinarie cifre, più che nella affermata incoscienza del tutto da parte loro (alimentata dall’ingannevole McLaren), probabilmente si trova, secondo una struttura forse più da fiction che non da documentario, nella loro stessa autodistruzione.

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