Oggi sciopero

luglio 14, 2009 at 9:46 am (Impegno, riflessioni) (, )


“Sciopero” è da intendersi tra virgolette; una motivazione ne è pressoché autoevidente (“Per sciopero si intende l’astensione collettiva dal lavoro di lavoratori dipendenti allo scopo di rivendicare diritti, per motivi salariali, per protesta o per solidarietà. Il salario o stipendio che viene detratto è proporzionale alla sospensione lavorativa”), un’altra concerne il fatto che questo blog si occupa principalmente di cinema (secondo la – comunque relativa – diversificazione rispetto all’altra parte).

Più che una partecipazione, inoltre, il mio è un affiancamento: come cittadino, secondo quanto già detto, e non come blogger.
Mi sono fatto l’idea che il decreto non riuscirà ad applicarsi a chi non è registrato come testata giornalistica, benché potrebbe fungere da spauracchio e avere insomma una indubbia capacità di intimidire.
(Magari sono, peraltro stranamente, ottimista.)

Le voci contrarie che ho letto in questi giorni (quelle per lo meno che hanno avuto la bontà di spiegarsi) non mi sono sembrate efficaci, soprattutto perché si focalizzavano su questa differenziazione tra blogger e giornalisti, all’insegna del “no grazie, non mi riguarda”.
Atteggiamento, questo, che per lo più aborro, e nel caso presente anche perché (e spero di non sbagliarmi) non voglio credere a una malafede o a una ruffianeria da parte degli interessati più diretti, sebbene a volte alcuni toni e alcuni atteggiamenti, a mio avviso, potrebbero essere abbassati e moderati.

A fornirmi la spinta decisiva è stata la partecipazione di questi blog.

Riguardo alla modalità, forse il punto più ragionevole su cui dissentire, credo nella portata simbolica di questo gesto.
E penso che la propria voce e i propri discorsi potranno essere fatti sentire tutti gli altri giorni; inoltre, come dice Giulia: “stare zitta su questo blog non serve a niente, ma fare un pochino di rumore, forse, sì”. Dove? Qua.

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A proposito dello “sciopero” del 14 luglio [post aggiornato rispetto a quello sul tlog]

luglio 4, 2009 at 11:00 am (considerazioni, Impegno, riflessioni) (, , )

Qua c’è un punto di vista sul fatto se la cosiddetta legge bavaglio interesserà anche i blogger.
E qua Elvira Berlingieri presenta numerosi dubbi sulla famigerata rettifica.

Onestamente, non mi sono ancora fatto una opinione sul modo scelto per manifestare il dissenso, se quello proposto da Gilioli sia o meno il migliore. Di un parere simile al mio sono anche Sergio Maistrello e Dario Salvelli.
Tuttavia, essendo cittadino prima che blogger, o tlogger (e ci mancherebbe che ritenessi il contrario), non posso che approvare quello che dice Mfisk, lo stesore del primo post che ho linkato:

Con tutto ciò, lo ripeto esplicitandolo, non voglio assolutamente dire che la legge sulle intercettazioni sia buona o anche solo esprimere un giudizio di neutralità sulla medesima: e anzi esprimo la più piena contrarietà rispetto ai contenuti del DDL, sia sulla parte prettamente procedurale, che limita l’utilizzo delle intercettazioni per l’individuazione di reati e dei relativi colpevoli, sia su quella che limita fortemente il diritto di cronaca.

E similmente apprezzo le parole del citato Maistrello:

Dietro al tentativo generoso di Alessandro Gilioli e Guido Scorza vedo però in queste ore – lo dico usando le parole di Giuseppe Granieri – «il germe della società civile che in qualche modo può esserci e deve provare ad esserci».

Pertanto, concordo nel dissentire e valuterò in questi giorni il modo migliore per farlo.

Rimango comunque attento e aperto, qualora mi rendessi conto (mi venisse dimostrato) che l’essere contrari al decreto equivarrebbe all’appoggiare una chiamiamola lobby dei giornalisti e che questa cosa, a sua volta, inciderebbe negativamente sulla libertà di informazione.
Che poi un pluralismo *autentico* in effetti manchi, come a mio avviso dimostrano (indirettamente) i pezzi segnalati qua a proposito della situazione iraniana, penso costituisca un altro ordine di problemi: ma probabilmente tralasciarne uno non significherebbe concentrarsi sull’altro: piuttosto, dovrebbero essere due questioni da affrontare parallelamente.
Ma, ripeto, è una opinione passibilissima di ripensamenti.

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