Erik Gandini, Videocracy – Basta apparire (2009)

settembre 9, 2009 at 9:33 pm (Cinema, recensioni) (, , , , , )

Il film inizia con “tutto cominciò da qui” e spogliarello di casalinga in uno studio televisivo creato dentro un bar se lo spettatore al telefono risponde correttamente a una facile domanda.
Poi si passa a raccontare dell’operaio Riccardo, e la macchina da presa, dietro precisa scelta di messa in scena, gigioneggia un po’ sulla madre. Così come, nel seguito, indugia su bimbi e su anziani dall’espressione bavosa durante uno spettacolo di signorine discinte. E Riccardo, pregno di quella cultura che il film si appresta a denunciare, confonde il cinema con la televisione, i film di Superman con gli spettacolini di Cesare Cadeo o minchiate simili.
Ciò che per intero, a mio avviso, tradisce un taglio mooriano, con tutti i suoi annessi.

Ma il film di Gandini, rispetto a quelli di Moore (o almeno gli ultimi), mostra una maggiore povertà di mezzi: ciò che non costituirebbe un difetto in sé, se tuttavia non trasudasse un certo dilettantismo. Inoltre, pecca nel ritmo, si dilunga inutilmente in inquadrature o scene che avrebbero raccontato benissimo quello che dovevano anche in un terzo del tempo o meno.
Non ho poi capito l’insistenza dei primi piani su Lele Mora a figura intera.
E le due tesi, filosofico-estetico-sociali, che il regista enuncia tramite voce off, l’una su Berlusconi e l’altra su Fabrizio Corona, mi sembrano poco o per nulla dimostrate nello svolgimento (OK, quella su Corona – che resta il peggiore – un minimo di più, forse).
Magari sono state formulate male; probabilmente il film avrebbe dovuto lasciare con più forza raccontare le immagini, avrebbe dovuto sfruttare più sapientemente il montaggio.

Insomma, avevo allenato un po’ lo stomaco prima di andare, ero quasi preparato al peggio, e invece l’urto non è stato così forte.
Mi viene quasi il dubbio di avere introiettato categorie estetiche di ricezione che mi sono state trasmesse da un mezzo di cui tuttavia ho accantonato l’utilizzo da oramai una decina di anni.
Tale mio sospetto sembra avvalorato dalle riflessioni assai condivisibili che il film ha suscitato in Andrea Inglese.

Eppure, il trailer mi aveva causato conati, e considero la canzone Silvio c’è come la parte più stomachevolmente nauseante del documentario.
Inoltre, per fugare illazioni su una mia eventuale anestetizzazione, l’effetto che *non* mi ha suscitato Videocracy è stato ottenuto in pieno da Il corpo delle donne, il minidocumentario di Lorella Zanardo.

In sostanza, le anzianette vicino a me erano lì a esclamare “che tristezza”, con le “s” e le “z” sibilanti bolognesi, ma per me è stata una occasione mezza persa.

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1 commento

  1. Demoiselle Tucano. said,

    Io ho girato il documentario alle mie colleghe.
    Alcuna risposta pervenuta.

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