Enzo G. Castellari, The Inglorious Bastards (1977)

ottobre 18, 2009 at 10:36 am (Cinema, recensioni, retrospettive) (, , , )

Il senso del film di Castellari, in fondo, è manifestato dalle immagini che scorrono sotto gli opening credits, che saranno poi anche quelle per i titoli di coda: uomini/figurine che saltano e fanno acrobazie.
E il contesto per tale senso, per così dire, è espresso molto meglio da questa versione originale americana, piuttosto che dall’italiano Quel maledetto treno blindato. I dialoghi originali, infatti, ripetono e calcano più spesso sul termine “bastard”, oltre a connotare più riccamente il suo significato (in italiano, la voce fuori campo di un personaggio dice che il tenente protagonista è stato arrestato per avere rifiutato di bombardare civili, tra cui donne e bambini, mentre nell’originale aveva semplicemente “preso in prestito” l’aereo assegnato a lui per andare a trovare la sua ragazza a Londra…).

La trama è solo una scusa.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, nella Francia meridionale, un gruppo di militari americani disertori, ladri e assassini viene condannato alla fucilazione, ma durante il trasporto verso il luogo dell’esecuzione alcuni di loro, complice un attacco tedesco, riescono a liberarsi e decidono di raggiungere insieme la neutrale Svizzera.
Parte così una serie di avventure/episodi, raccordati in maniera anche approssimativa (su tutti, quello con l’incontro con le tedesche è lasciato cadere così), tra cui l’assalto al “treno blindato” della miope distribuzione italiana è solo il più lungo e conclusivo (anche all’interno di questa sequenza narrativa, peraltro, viene mantenuta la struttura episodica).

Perché, come si accennava, a importare è *l’azione*, sono le sparatorie, le esplosioni, con contorno di uomini che saltano per aria, che crivellati di colpi riescono a girarsi, puntare l’arma e reagire sparando a loro volta.
Il tutto a ritmo serrato, con una ricercata e accorta disposizione degli spazi nelle inquadrature (prese anche con quattro o cinque macchine in diverse angolazioni), e con un montaggio incisivo, che comprende l’abile utilizzo dell’alternanza di tempi canonici e ralenti.

Ne facessero ancora, di film così, in Italia.
Castellari riesce a trasmettere tutta la sua vitalità e il suo entusiasmo, e non pare dunque un caso l’apprezzamento di Tarantino.
Il nostro Paese, invece, non ha saputo valorizzare le potenzialità e l’inventiva di questo come di altri filoni di “serie B”, che ora trovano preclusi gli spazi della produzione (e della distribuzione) e sono confinati nei ritmi per lo più televisivi delle mini-serie.

[Questo articolo è comparso anche qua.]

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1 commento

  1. Notizie dai blog su Il cacciatore di squali di Enzo G. Castellari said,

    […] Enzo G. Castellari, The Inglorious Bastards (1977) Il senso del film di Castellari, in fondo, è manifestato dalle immagini che scorrono sotto gli opening credits, che saranno poi anche quelle per i titoli di coda: uomini/figurine che saltano e fanno acrobazie. blog: Lo spettatore di provincia | leggi l'articolo […]

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