Monte Hellman, Strada a doppia corsia (1971)

dicembre 23, 2009 at 4:22 pm (Cinema, recensioni, retrospettive) (, , , , , , )

Non vanno da nessuna parte, i corridori di Strada a doppia corsia. La direzione è incerta e il senso si confonde: entrambi perdono di importanza, svaniscono.
La loro mancanza si manifesta su tutti i livelli: delle piccole gare clandestine cui partecipano Taylor (il Pilota) e Wilson (il Meccanico) vengono mostrati la preparazione e l’inizio, ma mai la fine e solo brevissimi passaggi dello svolgimento; della gara più grande, su cui gli stessi hanno scommesso con Oates (GTO), sembrano dimenticarsi, e deviano, cincischiano; la vita stessa di GTO, o meglio il racconto che lui ne fa, cambia di continuo.
Quasi non stupisce, in questo incurante reiterarsi del non-senso, che la fine si possa porre solo da fuori, con un artificio extra-testuale (benché la trovata sia ugualmente acuta e d’impatto).

Allo stesso modo, spesso si corre al buio e le inquadrature insistono per lo più sugli interni delle auto; viene poi concesso ampio spazio ai bar, alle stazioni di benzina e alle officine, dove ci si perde in lungaggini disperanti.
Tutto, in sostanza, concorre a trasmettere un senso di anti-spettacolarità, con il solito hellmaniano Fato un po’ paradossale e un po’ noioso, la necessarietà degli eventi (il Pilota e il Meccanico si ritrovano la ancora sconosciuta Ragazza in macchina e non fanno una piega), la loro assurdità che trova maggiore risalto per contrasto con l’estremo realismo dei particolari e il taglio quasi documentario di alcuni passaggi, come quelli in cui vengono mostrate le automobili o se ne parla con ricchezza di dettagli.

Più che nei precedenti film di Hellman, vengono inoltre palesati il dramma e la solitudine umani, nonché un bisogno reciproco a tratti estremo: nella perenne concentrazione del Pilota, con la sua incapacità di comunicazione (parla in maniera opportuna solo di automobili, e annoia la Ragazza con discorsi fuori proposito) e con l’affetto non corrisposto dalla Ragazza; nella vuota logorrea di GTO, a coprire un probabile abisso di disperazione determinato da un abbandono; nella instancabile irrequietezza della Ragazza.
(Proprio la Ragazza sembra l’unico personaggio a tentare di ribellarsi, con il suo continuo cercare soddisfazione, passando di auto in auto, flirtando esplicitamente o implicitamente con ciascuno. Anche lei, come Nicholson in Le colline blu, evade dal circolo. Ma qua il suo gesto assume molta meno importanza, sia per il fatto che non corrisponde al finale della storia, sia per l’assoluta secondarietà del suo ruolo nelle vicende.

Così come aveva operato con il western, qua Hellman corrode e svuota la più recente anti-mitologia beatnik della strada; laddove quest’ultima aveva prodotto cambiamenti speculari di segno rispetto alla mitologia classica americana, mantenendone tuttavia il valore assoluto di fondo, Hellman propone un vero e proprio annullamento, dell’una come dell’altra.

[Come al solito, qua c’è l’originale.]

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