Stralci di vita vissuta/xx

novembre 3, 2008 at 4:07 pm (Squallidume, vita vissuta)

Sono al bancone di un bar vicino casa. Si avvicina una vecchietta con in mano un giornale, e dice rivolgendosi al barista:
Secondo te chi vince in America? Secondo me vince Obama.

Il barista risponde:
Ah, sicuro; sicuro. Però non si può mai dire.
Ma del resto, se di qua ha rivinto Berlusconi, di là potrà anche vincere quel nero. Ormai non c’è più religione.

Annunci

Permalink 2 commenti

Forse il razzismo è una montatura?

ottobre 17, 2008 at 7:06 pm (notizie, Squallidume)

In genere non do peso a certa stampa, per cui ci sarebbe da sperare nel reato di diffusione di falso e di opinioni criminalmente tendenziose, e per la quale nutro un naturale rigetto anche fisico, oltre che mentale, che mi spingono a tenermene lontano (mi basta ascoltare lo spazio nelle rassegne stampa della radio).

Ma per questa segnalazione ho fatto una eccezione (forse visti anche i tempi che corrono).

A parte un chiaro intento di strumentalizzazione e lo squallore che si trasmette potentemente dalle ultime tre righe (e in retrospettiva dal titolo), non mi risulta molto chiaro il senso dell’articolo.

Squallore. Guardate quanto siamo bravi e fighi, noi del Giornale, che siamo gli unici a riportare la notizia [già peraltro abbondantemente circolata in rete] che il tentativo di rapimento di una bambina, a Catania, da parte di due rom era una puttanata colossale e che i due sono stati assolti.

Strumentalizzazione. Ci vuoi forse dire, caro Facci, che la schifosa ondata di razzismo che sta contraddistinguendo questo paesotto è in gran parte una montatura dei media? E che il Giornale, ben lungi dagli ambienti razzisti, è il primo e l’unico a fare autocritica nonché il solo a denunciare la falsità di tale montatura, che avrebbe peraltro come bersaglio proprio il meraviglioso governo di cui ci si vanta di essere voce e sostegno?

No, spiegatemi.
Intanto penso a dove cazzo si possa arrivare.

Permalink 3 commenti

Larva

gennaio 8, 2008 at 3:09 pm (personaggi, Squallidume)

Larva è una specie di supereroe. Riesce a sbuffare fino a una volta ogni due secondi e mezzo, anche per lunghi tratti.

La sua pelle è resistentissima: riesce a sostenere, fiera, gli attacchi delle piaghe da decubito, che si scagliano avidamente contro il suo sedere e la sua schiena durante le nove ore di permanenza sul divano davanti alla TV.

Larva resta immobile come un’iguana ad accumulare grandissimi quantitativi di energia, che lui sugge, incredibile meraviglia, dallo sporco che fa accumulare appositamente ovunque. E dato che è anche un gentiluomo che mai e poi mai farebbe del male a un indifeso, riesce a estrarre la detta energia senza intaccarne minimamente la fonte.
Raggiunge l’acme, in tale pratica, nei confronti dell’immondizia, da cui trae nutrimento lasciandola ammucchiare intatta fuori del balcone, strabordante ovunque dal secchio che la contiene. Se chiudesse il sacchetto, infatti, la fonte energetica si prosciugherebbe.

Quando poi questa energia viene utilizzata, è un vero spettacolo.
La presenza di ospiti (altrui) vede Larva in soggiorno concentrarsi per illuminare a festa la propria stanza, anche se resta inutilizzata, con tutte e tre le lampade (non ecologiche), più il computer, il televisore e il lettore DVD.
Se mette su la pentola d’acqua per la pasta, la lascia senza coperchio per circa un’ora, con il fuoco al massimo, perché lui comanda anche sul gas.

Ma i suoi superpoteri non finiscono qui.
Lascia sempre squillare ripetutamente il telefono senza rispondere, intento com’è nella lotta contro le piaghe, e in quanto si mette in contatto telepatico con il chiamante.
Si comporta così anche per non mettere in imbarazzo l’interlocutore mediante la sua voce melodiosa: chioccia, nasale, biascicata e lagnante, ma bassa e roca, determinata dai due pacchetti di sigarette al giorno che peraltro non sortiscono alcun effetto nocivo sul suo organismo.

Alcuni sospettano che sia addirittura immortale.

Permalink 3 commenti

Cerco casa. Subito!

novembre 28, 2007 at 8:20 pm (personaggi, Squallidume)

Di solito non sono portato, a scrivere episodi di me sul vissuto spiccio quotidiano.
Ma questa è veramente grossa.

Avevo messo su la mia zuppa di legumi, quindi aspettando che si cucinasse ero andato in camera a leggere blog e a chiacchierare su msn con il mio amico calabro.
Poi improvvisa è arrivata una telefonata.
Avevo il cellulare in carica, per cui non mi potevo muovere.
E sinceramente la zuppa mi era passata di mente.

Poi l’odore.
Corro in cucina e la levo dal fuoco, attaccata al fondo, acqua tutta assorbita, tendente al bruciato.

E I MIEI DUE COINQUILINI, ANIMAL E LARVA, ERANO PRESENTI, STAVANO CENANDO.
E NON HANNO MOSSO UN DITO.
NON HANNO FATTO UN CAZZO.

Il bruttissimo è che non è che mi vogliano male, non lo fanno apposta.
È che proprio non c’è speranza.

Permalink 7 commenti

Accademia

ottobre 14, 2007 at 12:36 pm (personaggi, Squallidume, sventure)

Anni fa lasciai la redazione di una rivista universitaria, per dissensi con il direttore.
Suo grande difetto era quello di volere fare tantissime cose tutte assieme, con il risultato di lasciare molti progetti incompiuti, o soltanto in embrione.
Poco male, se avesse dato la possibilità ad altri di continuarli, di portarli avanti. Ma o la sua autorità riusciva indiscutibile (come del resto sarebbe anche giusto all’inizio, quando i collaboratori devono ancora farsi conoscere), oppure non aveva tempo per vagliarli, queste collaborazioni e questi collaboratori.
Ciò risultava frustrante, specie per chi per vivere doveva comunque dedicarsi ad altro.

Non è un male in sé, il voler fare tante cose; ma il discorso cambia, se vengono coinvolte altre persone.

Recentemente mi è stato proposto di scrivere per una rivista accademica italospagnola di cinema, con discreti seguito e prestigio.
Non avendo tempo per saggi, mi sono state commissionate, per mia stessa scelta, quattro recensioni; riguardavano film italiani usciti nella stagione 2006-2007.

Cosicché, ho cominciato a trascorrere i sabati nella biblioteca della cineteca, per condurre ricerche; ho acquistato e letto qualche libro; ho comprato affittato e visto molti film.

La prima recensione mi è stata rispedita con le correzioni di redazione, come usa.
Le aveva fatte la stessa direttrice, ma non aveva pensato minimamente a evidenziarle (né a spiegarle), sicché ho dovuto svolgere per conto mio il compito del confronto.
Alcune di queste aggiustate erano pertinenti, altre molto meno. In generale, vi era una tendenza alla semplificazione del linguaggio e dei concetti.
Tuttavia, io non credo di usare una forma contorta e involuta, e allo stesso tempo penso che l’utilizzo di certi termini e di certe costruzioni sintattiche arrichisca il discorso di significati, lo sfumi.
In fondo, questo ha fatto parte della mia tesi di laurea, e ha a che fare anche con il mio lavoro.
Tuttavia, per cogliere appieno queste significazioni, la lettura non dovrebbe essere superficiale, bensì piuttosto attenta.
(Chiedo scusa se pecco di presunzione o di immodestia.)

Ho fatto presenti tali questioni, e la direttrice mi ha dimostrato tutta la sua disponibilità dicendomi di reintervenire laddove pensavo che le sue correzioni avessero intaccato il senso. E aggiungendo, cortesemente accomodante e simpaticamente esagerata, che avremmo continuato a oltranza fino a che non si fosse giunti a un accordo.
Ho agito secondo quelle che mi sembravano le sue indicazioni, prendendomi anche la briga di spiegare ciò che secondo me era stato frainteso e come. Con il risultato che mi ha scritto un’e-mail, piuttosto seccata, dove mi tacciava di “prosopopea”, e dove asseriva che non è che potevamo perderci troppo tempo, dietro a sta storia.

Avevano forse, lei e il caporedattore, poco tempo e la rivista doveva essere chiusa?
Avevano avuto, lei e il caporedattore, poco tempo per una lettura più attenta? (Molti fraintendimenti me lo fanno supporre.)
Non era disposta, lei, ad accettare opinioni diverse, o un differente modo di manifestarle? (Domanda, questa ultima, volutamente tendenziosa.)

Di sicuro, oltre a una non richiesta e un po’ supponente “lezione”, ciò che è trapelato è che avrebbe voluto non solo che scrivessi alla sua maniera, ma a volte anche i suoi concetti (e del resto spesso queste due cose si sovrappongono). Credo che ciò ecceda abbastanza una legittima scelta di politica editoriale (nel senso del “taglio” da dare alla rivista stessa), tutt’al più che non mi sembra di avere scritto chissà quali inaccettabili castronerie.

Ovviamente mi sono rifiutato.
Discorso chiuso.
Il mio sentimento può essere assimilato a quello del celebre comico genovese nella piazza di Bologna.

Ora mi sono rimaste queste quattro recensioni. Magari proverò a mandarle a qualche rivista, per cercare di farmi conoscere. Ma nel frattempo le posterò qua, adattandole allo strumento web, nella sezione “cinema”. Cosicché, chi ne avrà voglia, potrà farsi da solo una idea.
Seguirò l’ordine temporale di scrittura, e comicierò con N (Io e Napoleone), di Paolo Virzì. (Devo avvertire che potrebbe esserci qualche spoiler.)

Permalink 3 commenti

Edit

settembre 26, 2007 at 7:25 am (merdate, Sociale, Squallidume)

La Edit è una meravigliosa azienda di servizi editoriali.

La Edit fa i libri. Collabora alla loro progettazione, segue il loro nascere e svilupparsi, tratta con gli autori e gli editori, e poi legge, impagina, corregge, uniforma…
Questi libri sono di tutti i tipi, compresi testi scolastici e universitari.
Incluse traduzioni.

Non so se sapete come funziona oggi il mondo dell’editoria. Quello del lavoro, di certo, non gira benissimo.

C’è questo grosso testo in inglese, impegnativo e importante.
C’è questo dialogo fra il responsabile che se ne dovrebbe occupare e la persona addetta all’organizzazione interna del personale. Praticamente un monologo.

Abbiamo innanzitutto bisogno di un traduttore, dice, ho fatto delle telefonate e mi sono stati richiesti 50 o 35 euro a pagina. (un prezzo del tutto ragionevole, per dei professionisti che fanno buone traduzioni)
Accompagna queste cifre con uno sguardo che non abbisogna di aggiunte.

Poi ho continuato, prosegue, e siamo arrivati a 15 o 12 euro a pagina. (tipico prezzo di chi fa un lavoro in fretta, senza andare troppo per il sottile, ma tutto sommato ancora decente, soprattutto nel caso si peschino persone serie che in qualche modo devono pur vivere)

Il fatto però è che io questi soldi non li ho nel budget.
Dobbiamo trovare qualcuno che lavori a meno, tipo 8 euro. (agenzie apposite che distribuiscono il lavoro di uno stesso libro a varie persone, a pezzi – con conseguenti difformità di stili. Oppure, professionista che usa il traduttore automatico di Word, e poi aggiusta qua e là, forse)

E dopo dobbiamo affiancargli un redattore bravo, attento e scrupoloso, per mettere per bene a posto il testo. (in sostanza lo schiavizzeremo, anche perché non gli possiamo dare più di 5-6 euro a pagina, scritta però più fitta di quella tradotta dal traduttore: che non sono pochissimi, ma lo diventano rispetto al lavoro improbo)

Chi saranno i fortunati? Chi arriverà ad accontentarsi, contribuendo a deprezzare il resto della categoria?

Permalink 6 commenti

Pubblicità squallide

settembre 17, 2007 at 5:58 pm (Squallidume)

Ci sono alcune pubblicità che sono veramente tristi e squallide, che toccano veramente il fondo di questo schifo.

Ho appena visto quella dell’Alfa Romeo non mi ricordo che tipo, dove c’è sto fighetto che si presenta a casa della relativa fighetta/figona.
Inquadrature primo piano su di lei incorniciata dalla porta di casa alternate a primi piani di lui che parla, ogni tanto il campo si allarga e li mostra insieme a figura intera, voce over che dice/racconta: pensavate che non vi sarebbe mai stato possibile uscire con la più bella della classe, la più gnocca dell’oratorio, miss maglietta bagnata del liceo, una strafiga che la metà basta … perché non avevate ancora l’Alfa Romeo Turbominchia!
e la macchina da presa si sposta all’indietro e allunga/allarga il campo alle spalle di lui per mostrare l’automobile, con lui che a lato fa tintinnare le chiavi.

Ora, anche se magari questa è una versione breve di uno spot più lungo, nel cui seguito magari lei dà uno schiaffo a lui (vi prego, ditemi che è così… è che vedo pochissima tv), il fatto di comunque mandarla in onda così è, oltre che squallido, di una tale ridicolaggine che dovrebbero arrestare l’ideatore per sfruttamento idiota di stereotipo.

Mha, forse invece il tutto è molto più sottile, e l’ironia non manifesta nasce proprio dall’extratesto (come si direbbe in narratologia…).
Oppure è segno evidente che trattasi della citata versione corta di spot più lungo.
Però che schifo.

Vorrei lanciare un bando/invito: scrivetemi le pubblicità più stupide o schife che avete visto, quelle che vi hanno colpito particolarmente per squallore (evitando magari i grandi classici come Mulino Bianco ecc.).
Così magari se raggiungiamo un certo numero di voti per un qualche spot, potrei inviare e-mail di sbeffeggi (o di protesta) all’ideatore…

Permalink 7 commenti