Monte Hellman, Amore, piombo e furore (1978)

dicembre 31, 2009 at 2:25 pm (Cinema, recensioni, retrospettive) (, , , , , , , , , , , , )

Il killer Fabio Testi* viene salvato dalla forca da una grossa compagnia ferroviaria, che ha bisogno del suo servizio per sbarazzarsi del contadino (a sua volta ex pistolero) Warren Oates, che non vuole cedere il suo terreno.
Testi va ad assolvere il compito, ma Oates prende a piacergli e rinuncia. Tuttavia si invaghisce, corrisposto, di sua moglie Jenny Agutter, e fuggono insieme. Cominciano gli inseguimenti.

Dopo dodici anni Hellman torna all’ambientazione western e dirige un film apparentemente meno rivoluzionario e alternativo dei due precedenti, ma che in realtà arriva a esserlo in un modo differente.
Gli estremi risultano smussati, benché dietro una narrazione più canonica, dal montaggio più lineare e con inseguimenti meno beckettiani, ci sia il solito Hellman della commistione tra B-movie e intellettualità, dei tempi dilatati, della quotidianità anti-mitologica, della sovranità del Fato, del dubbio valore della parola.

Il regista sembra avere spostato il suo interesse concettuale ed espressivo.
Il campo lungo sulla moglie di Oates che fa il bagno al fiume è qualcosa di più di un corrispettivo visuale della dilatazione temporale, con la sua carica di umana sensualità. Così come, all’apparente autodeterminazione personale nei confronti del Fato (nel duello finale tra Testi e Oates), corrisponde una sottomissione più generale sul piano della Storia.
E infine, la presenza di Sam Peckinpah nei panni di un compratore di storie innesca tutta una serie di rimandi di senso a più livelli, considerando, testualmente, il rifiuto e il disinteresse che gli oppone Testi a essere tramutato in mito, ed extra-testualmente la filmografia di Peckinpah con i suoi fondamentali anti-western. La parola, da assurda, si è fatta inutile.

Al tramonto del western classico, Hellman tira le somme di questo crepuscolo, e al contempo lo utilizza per una espressione diversamente equilibrata delle sue tematiche personali.

[Qua la classica versione originale del pezzo.]

* E va bene che l'inespressività di Testi è funzionale alla poetica hellmaniana, ma il suo inglese nella versione originale e alcune tra le sue espressioni (su tutte, quella davanti alla prostituta), risultano davvero penosi.

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